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Quanto sei “davvero biellese”? Il test con 20 parole del vecchio dialetto
Patalüc, badola, ciurluch, ma anche parole legate alla montagna, agli animali e alla vita di tutti i giorni. Quante ne riconosci?
Ci sono parole che, per un biellese, valgono quasi quanto una fotografia. Basta sentirle pronunciare e tornano alla mente una nonna, un nonno, una domenica in famiglia o una vecchia discussione in cucina.
Il bielèis, la parlata tradizionale del territorio, conserva infatti un patrimonio di vocaboli che racconta la storia della provincia. Ma molte di queste parole stanno lentamente scomparendo dal linguaggio quotidiano. Non è un fenomeno nuovo: già nel secolo scorso studiosi e appassionati raccoglievano termini che gli anziani utilizzavano ancora, ma che le generazioni più giovani stavano progressivamente abbandonando.
E allora eccoci con un piccolo test. Prima di leggere la soluzione, provate a capire che cosa significano queste 20 parole. Ovviamente si parte con una carrellata di… insulti ed epiteti che non sono propriamente complimenti.
1. PATALÜC
Significato: sciocco, stupidello.
È una delle parole più caratteristiche e conosciute del vecchio biellese. Si poteva usare quando qualcuno diceva o faceva una sciocchezza.
2. TARDÖCH
Significato: tonto, poco sveglio.
Una parola che probabilmente qualche nonno biellese ha ancora nel proprio vocabolario.
3. CIAPA-STEGLIE
Significato: letteralmente “acchiappa stelle”, viene utilizzato anche riferito a una persona particolarmente alta o, in modo figurato, per descrivere un sognatore ad occhi aperti, un visionario o una persona distratta, con la testa costantemente tra le nuvole.
4. GHIGNA FRUSTA
Significato: letteralmente “faccia logorata” o “faccia consumata”, usato in senso figurato per descrivere una faccia tosta, ovvero una persona sfacciata, sfrontata e priva di vergogna, che non si scompone mai.
5. TABALÖRE
Significato: sempliciotto, babbeo.
Una di quelle parole che oggi sembrano quasi inventate, ma che appartengono al vecchio patrimonio linguistico biellese.
6. BALABIUT
Significato: nel linguaggio quotidiano, usato per indicare una persona sciocca o credulona, sconclusionata o bizzarra, ma anche una persona inaffidabile, che mostra molto entusiasmo ma ha scarse capacità realizzative.
7. BADOLA
Significato: sciocco, babbeo; anche persona un po’ fannullona, perdigiorno o bonacciona, spesso o sempliciotta.
È forse una delle parole dialettali più riconoscibili anche fuori dal Biellese, ma il suo uso tradizionale è molto più antico.
8. PE’ PIAT
Significato: letteralmente “piede piatto”, in senso figurato una persona pigra, lenta nei movimenti, goffa o poco incline a darsi da fare. Chi ha i “piedi piatti” nell’immaginario popolare cammina male, fatica a correre e si muove con pesantezza.
9. BABACIO
Significato: pupazzo, fantoccio, bambola di pezza. In senso figurato e in chiave ironica: usato per definire una persona ingenua, buffa, bonaria o un personaggio da non prendere troppo sul serio, oppure qualcuno che sembra imbambolato o che “non capisce nulla”.
Al femminile diventava babacia. Anche questa è una parola ormai poco presente nel parlato quotidiano.
10. CIULA
Significato: persona ingenua o poco sveglia, sciocca.
Una parola che appartiene a quel colorito vocabolario con cui un tempo si descrivevano i difetti e le stranezze delle persone.
11. MALFURGIA’
Significato: letteralmente, “mal forgiato”, “fatto male”. Detto di una persona goffa, sgraziata, deforme, rozza o fisicamente e caratterialmente malmessa.
12. RATA VULOIRA
Significato: letteralmente un “topo che vola”, vale a dire il pipistrello.
Si tratta di una delle parole che più fanno sorridere i “non piemontesi” quando ne scoprono il significato.
13. ARMANACH
Significato: almanacco, calendario con indicazioni di feste, dati astronomici o previsioni del tempo, ma anche – in senso figurato – persona stravagante o malaticcia.
Un’altra parola oggi quasi dimenticata, ma presente nelle raccolte del vecchio linguaggio biellese.
14. BOGÈ NEN
Significato: stare fermo, non muoversi.
È una delle espressioni che più facilmente vengono associate alla parlata biellese e che hanno contribuito anche alla fama del soprannome “bugianen”.
15. MAGÒT
Significato: giovane mucca.
Una parola che racconta un mondo rurale nel quale il bestiame e la vita degli alpeggi avevano un peso molto maggiore di oggi.
16. MEJA
Significato: fienile all’aperto, struttura utilizzata per accumulare il foraggio.
Era costruita con una base di legno per tenere il fieno lontano dall’umidità e aveva una caratteristica forma conica.
17. MUANDA
Significato: zona di alpeggi disposti a diverse quote, dove il bestiame veniva spostato progressivamente durante la stagione.
Una parola che racconta perfettamente la vita della montagna biellese di un tempo.
18. PISTA-PISTUN
Significato: libellula.
E qui arriva una delle curiosità più belle: il dialetto aveva addirittura diversi nomi per indicare le libellule, tra cui liületta, lìvula, sgnura e gavaeuj. In alcuni casi esistevano termini specifici per singole specie.
19. LANEIRU
Significato: lanaiolo, persona che lavora o commercia la lana.
Non poteva mancare una parola legata alla grande tradizione tessile biellese.
20. FILATÜRA
Significato: filatoio, e successivamente filatura industriale.
Una parola che racconta la trasformazione del lavoro della lana, passato progressivamente dalle attività domestiche alle grandi fabbriche.
E allora, quanti punti hai fatto?
0-5: Biellese sì, ma forse serve un ripasso dai nonni.
6-10: Buon livello. Qualche parola antica è ancora rimasta.
11-15: Complimenti: il bielèis non ha ancora segreti per te.
16-19: Livello “nonno doc”. Probabilmente in famiglia il dialetto non è mai scomparso.
20 su 20: Bugianen certificato. A questo punto sei autorizzato a correggere chiunque sbagli una parola in dialetto.
Ma il vero valore di queste parole non sta soltanto nel loro significato. Alcune raccontano il carattere delle persone, altre gli animali, altre ancora i mestieri, la lana, gli alpeggi e una vita quotidiana che ormai appartiene al passato. Il dialetto è infatti una sorta di archivio della memoria: quando una parola scompare, spesso con lei rischia di scomparire anche un pezzo del mondo che quella parola descriveva.
E forse proprio per questo vale la pena di continuare a pronunciarle.
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