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Primario al corteo: il dottor Leone parla dopo le polemiche

L’oncologo: «Ero pacifico e con le mani alzate, provavo a mediare. Non mi aspettavo tutto questo clamore, spero che almeno serva a portare l’attenzione su una situazione in stallo da mesi che ha bisogno di soluzioni»

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Un frame del video pubblicato da RaiNews

L’intervista al dottor Francesco Leone, primario del reparto di Oncologia di Biella, pubblicata sulla Provincia di Biella.it di mercoledì 6 maggio.

«Non mi aspettavo tutto questo clamore, ma credo che alla fine la vicenda possa avere anche risvolti utili». La sta prendendo “con filosofia” il dottor Francesco Leone, primario del reparto di Oncologia di Biella, finito suo malgrado al centro di una polemica politica dopo la partecipazione al corteo del Primo Maggio, a Torino. In un paio di video lo si vede (con le mani alzate, ndr) nell’area in cui si sono verificati alcuni tafferugli tra poliziotti e manifestanti pro Askatasuna: tanto è bastato a Davide Zappalà, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, per partire all’attacco del medico. «Il signore nella foto è il primario di oncologia dell’ospedale di Biella – ha scritto su Facebook -. Il 1º maggio si trovava al corteo di Torino, non per prestare soccorso ai feriti, ma partecipando attivamente agli scontri. Ho presentato un’interrogazione all’assessore alla Sanità per sapere se non ritenga tale comportamento lesivo dell’onorabilità del nostro ospedale».

Un post che ha generato una valanga di reazioni e di repliche, nella maggior parte dei casi in difesa del medico, che dirige il reparto dal 2019.

Contattato telefonicamente, il dottor Leone non ha problemi a raccontare quanto successo. «Sono torinese e tuttora vivo a Torino, vicino al quartiere presidiato da mesi dalla polizia per impedire che l’immobile in cui aveva sede Askatasuna venga nuovamente occupato – spiega -. Si tratta di una situazione di stallo, con agenti impiegati lì giorno e notte e conseguenti costi notevoli per la collettività. In qualche modo bisogna intervenire per risolvere questa situazione, ma la politica non se ne sta occupando, quindi credo sia giusto che la società civile porti l’attenzione su questo fenomeno. Per questo le dico che questa vicenda potrebbe pure avere dei risvolti positivi, perché almeno adesso se ne sta parlando…».

dottor Leone

Il dottor Francesco Leone fotografato da Roberto Marchisotti, suo ex paziente

Il dottor Leone ribadisce poi che la sua partecipazione è stata assolutamente pacifica: «Nei video non mi si vede picchiare nessuno per una ragione molto semplice: perché… non è mai successo. Anzi, in uno dei filmati si nota chiaramente che un poliziotto cade vicino a me e io alzo le braccia e mi giro, dicendo di non toccarlo. È evidente il mio agire pacifico. Da cittadino ero lì per dire che bisogna cercare un dialogo e aprire una mediazione perché di fatto questa situazione di stallo non è utile a nessuno, di certo non ai residenti».

Eppure il consigliere Zappalà sembra averci visto tutt’altro…
«Ho trovato il suo attacco piuttosto strumentale e fuori luogo – continua Leone -. Credo sia sotto gli occhi di tutti la postura pacifica di una persona a volto scoperto e con le braccia alzate… Con Zappalà non c’è nulla di personale. In passato l’ho incontrato almeno due volte, la seconda volta si è complimentato per come gestisco Oncologia. E parlo del mese di febbraio. Ci tengo a ribadire che partecipare a una manifestazione non è un fatto riprovevole, ma un diritto di ogni cittadino. Non è una nota negativa essere lì e credo che questo principio vada difeso. Sarebbe un po’ una deriva sostenere che non si possa più prendere parte a un corteo perché si rischia di “disonorare” l’azienda per cui si lavora. Non sono un ragazzino che tenta una “avventura”, sono soltanto un uomo che ha partecipato insieme alla propria famiglia a una manifestazione. Quando ho visto che il clima si “scaldava”, ho chiesto a mia moglie e a mio figlio di rimanere indietro e ho provato a mediare affinché si mantenesse la calma. Non credo, a 58 anni, di dovermi nascondere per questo. Sono convinto che un cittadino, quando lo ritiene, debba anche esporsi».

Nel frattempo, però, attraverso Zappalà, la questione è finita in un’interrogazione all’assessore regionale: «Sono un dipendente pubblico, ho un direttore generale e a lui devo rispondere – sottolinea ancora il dottor Leone -. Per questo mi sono subito rivolto a lui e gli ho detto che sono disponibile per ogni eventuale chiarimento. Se ci saranno ricadute sul piano professionale, le gestirò direttamente con lui».

A prescindere dalla valutazioni “politiche”, l’attacco di Zappalà sembra essere diventato un boomerang: in queste ore, proprio sui social, il dottor Leone ha incassato la solidarietà e la vicinanza trasversale di tantissimi cittadini. Alcuni ex pazienti hanno perfino contattato la redazione per sottolineare le qualità umane e professionali dell’oncologo.
«Ho ricevuto anche decine di telefonate di colleghi ed ex primari – conferma il diretto interessato -, mi sembra ci sia unità di visione su quanto accaduto. Mi fa piacere la vicinanza di tutte queste persone. Significa che se semini bene, poi raccogli. Sono assolutamente tranquillo».

Il colmo di tutta questa paradossale vicenda è che il dottor Leone nel centro sociale Askatasuna… non ci ha mai messo piede: «No, non mi è mai capitato di andarci – conferma -. Ma questo non mi impedisce di comprendere il disagio di un quartiere che frequento molto, avendo una figlia che studia lì e abitandoci vicino. Tutte le settimane vedo camionette e poliziotti impegnati per evitare che qualcuno entri in quel palazzo, dove oltretutto organizzavano anche doposcuola, momenti di aggregazione per gli anziani, corsi, feste e attività. Trovo assurdo che da mesi si sottraggano risorse preziose alle forze dell’ordine per questo e che contemporaneamente si crei un disagio ai residenti. Qualcuno deve parlarne, si colga l’occasione per iniziare a ragionare davvero su possibili soluzioni».

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