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Per il Comune nessun biellese è sospettabile di evadere le tasse
Biella non compare nell’elenco dei comuni che hanno incassato contributi per aver collaborato con l’Agenzia delle Entrate
Per il Comune nessun biellese è sospettabile di evadere le tasse.
Per il Comune nessun biellese è sospettabile di evadere le tasse
Biella non compare nell’elenco dei comuni che hanno incassato contributi per aver collaborato con l’Agenzia delle Entrate nella lotta all’evasione fiscale. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha esaminato i risultati dell’attività svolta dalle amministrazioni locali nel 2024 e i relativi contributi erogati nel 2025. Il capoluogo laniero rientra tra i comuni che non hanno ottenuto alcuna somma: un risultato che, secondo il meccanismo preso in esame dallo studio, è riconducibile all’assenza di segnalazioni qualificate all’Agenzia delle Entrate.
Il dato locale si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da una partecipazione estremamente limitata degli enti municipali. Su poco meno di 7.900 comuni italiani, soltanto 304, pari al 3,8% del totale, hanno trasmesso al Fisco informazioni circostanziate su possibili casi di evasione. Una collaborazione che nel complesso ha consentito di far emergere circa 5 milioni di euro, una cifra contenuta se confrontata con le dimensioni dell’evasione fiscale italiana, stimata in circa 107 miliardi di euro all’anno.
Genova guida la classifica, Torino è quarta
Tra i capoluoghi di provincia, la città che ha ottenuto il contributo più consistente è stata Genova, con 406.838 euro. Seguono Milano, con 376.499 euro, Prato con 170.122 e Torino con 113.888 euro. Risultati che mostrano come la collaborazione tra amministrazioni locali e Agenzia delle Entrate possa tradursi in risorse aggiuntive per le casse comunali. All’estremo opposto si trovano diversi capoluoghi che non hanno incassato nulla, tra cui Biella. L’assenza di contributi non equivale, di per sé, a una certificazione dell’esistenza di evasione sul territorio, né consente di stabilire quante irregolarità siano effettivamente presenti. Indica però che, nell’ambito specifico analizzato dalla Cgia, non risultano somme riconosciute al comune per l’attività di segnalazione.
Come funziona il meccanismo
La collaborazione tra comuni e Fisco si basa sulle cosiddette «segnalazioni qualificate», attraverso le quali le amministrazioni possono mettere a disposizione dell’Agenzia delle Entrate informazioni su situazioni potenzialmente irregolari. Gli ambiti interessati comprendono il commercio e le attività professionali, l’urbanistica e il territorio, la proprietà immobiliare, le residenze fittizie all’estero e la disponibilità di beni non coerente con i redditi dichiarati. Per gli enti locali si tratta di un’attività che richiede verifiche puntuali, competenze specifiche e personale adeguatamente formato. La Cgia evidenzia proprio la difficoltà di molti comuni, alle prese con organici ridotti e uffici che devono già occuparsi di numerose altre incombenze. Le risorse disponibili vengono spesso concentrate sul recupero dei tributi locali, come Imu e Tari, un’attività distinta da quella considerata nell’analisi. La normativa prevede che ai comuni venga riconosciuta una quota delle maggiori somme effettivamente riscosse grazie alle segnalazioni. Dopo una fase in cui la percentuale era arrivata al 100%, dal 2022 la quota è stata ridotta al 50%; dal 2026 è previsto il ritorno al 100%.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto gli eventuali introiti aggiuntivi per i bilanci municipali. Per la Cgia, una maggiore collaborazione tra amministrazioni e Fisco potrebbe contribuire a contrastare le irregolarità e a rafforzare l’equità fiscale, a beneficio di chi le imposte le paga regolarmente. In questo scenario, anche per Biella il dato zero rappresenta un elemento su cui interrogarsi, a partire dalle risorse e dagli strumenti che il comune può mettere in campo per partecipare all’attività di contrasto all’evasione.
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