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«Medicina di famiglia, all’orizzonte il pericolo della privatizzazione»
Presa di posizione netta del dottor Sergio Di Bella, medico di base a Gaglianico e segretario provinciale della Fimmg
«Medicina di famiglia, all’orizzonte il pericolo della privatizzazione».
«Medicina di famiglia, all’orizzonte il pericolo della privatizzazione»
«Il rischio concreto è che anche la medicina di famiglia diventi privata». È una presa di posizione netta quella del dottor Sergio Di Bella, medico di base a Gaglianico, segretario provinciale della Fimmg e vicesegretario regionale dell’organizzazione sindacale dei medici di famiglia, che spiega le ragioni che hanno portato la Federazione a proclamare formalmente lo stato di agitazione della categoria nei confronti del Governo e della Conferenza delle Regioni.
Al centro della contestazione vi è la bozza di decreto-legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale, ancora in fase di definizione nell’ambito del confronto tra Governo e Regioni. Una riforma che, secondo Di Bella, rischia di avere conseguenze pesanti soprattutto nei territori già in difficoltà, come il Biellese.
«La situazione nella nostra provincia è già allarmante – osserva –. Oggi ci sono circa 4.500 pazienti senza medico di base che vengono assistiti attraverso le Unità di continuità assistenziale. Inoltre abbiamo 90 medici di medicina generale contro i 125 che sarebbero necessari. Questa terza bozza di legge, che considero addirittura peggiorativa rispetto alle precedenti, rischia di aggravare ulteriormente il quadro». Nel mirino della Fimmg vi è soprattutto l’ipotesi di trasformare i medici di famiglia da convenzionati a dipendenti delle Asl.
«Questo significherebbe – spiega Di Bella – che il medico dovrebbe rispondere direttamente all’azienda sanitaria, che potrebbe decidere sedi operative e mansioni. In questo modo si rischia di perdere completamente il rapporto fiduciario tra medico e paziente, che rappresenta il cuore della medicina territoriale». Secondo il segretario provinciale Fimmg, anche per chi decidesse di restare convenzionato verrebbero introdotti vincoli molto rigidi. «Si parla di retribuzioni legate principalmente al contenimento della spesa sanitaria e non all’appropriatezza delle cure per il singolo caso clinico. È un’impostazione che preoccupa fortemente». Di Bella critica inoltre il metodo con cui la riforma starebbe prendendo forma. «È una proposta costruita senza coinvolgere realmente le rappresentanze dei medici e dei cittadini. Non è un caso che anche il Codacons abbia avviato una campagna a tutela dei medici di famiglia. Chi governa la sanità continua a non ascoltare né chi lavora sul territorio né chi ha bisogno di cure».
Tra i temi affrontati vi è anche quello delle accuse rivolte alla categoria. «Ci sentiamo ripetere sempre le stesse cose: che prescriviamo troppo, che siamo irreperibili, che lavoriamo poco. Ma la realtà è diversa». A sostegno delle proprie tesi, Di Bella richiama il rapporto Ocse 2025: «I ricoveri ospedalieri legati alle patologie più frequenti, molto più costosi degli esami prescritti dai medici di base, in Italia risultano inferiori rispetto ad altri Paesi europei proprio grazie al lavoro della medicina generale. Questo significa che gli strumenti diagnostici e terapeutici vengono utilizzati in modo corretto». Anche sul tema dei carichi di lavoro il medico biellese respinge le critiche. «Si continua a raccontare che i medici di famiglia lavorino tre ore al giorno, ma i sistemi informatici regionali dimostrano che il 30% delle prescrizioni viene effettuato dopo le 20. È il segno di giornate già sature di attività assistenziali e pratiche burocratiche che sottraggono tempo alla cura vera dei pazienti». Per Di Bella, il crescente ricorso ai pronto soccorso per codici bianchi e verdi non dipende tanto dall’assenza dei medici di famiglia quanto dalle difficoltà di accesso alle visite specialistiche e agli esami diagnostici. «Sempre più cittadini si rivolgono al privato a causa delle carenze organizzative del Servizio sanitario nazionale. Nella mia pratica quotidiana – sottolinea il segretario – due prestazioni specialistiche su 3 sono pagate in privato dai pazienti». Il segretario Fimmg richiama poi il ruolo delle Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali, che nel Biellese sono 9 – tre a Cossato e sei a Biella – e garantiscono copertura per le urgenze minori dalle 9 alle 19.
«Molti cittadini però ancora non lo sanno. Nel frattempo si punta a far partire le Case di comunità finanziate dal Pnrr trasformandole, di fatto, in una sorta di finto pronto soccorso. Ma la medicina generale non deve fare pronto soccorso: deve seguire i pazienti cronici, prevenire le riacutizzazioni e lavorare sulla continuità assistenziale». Infine, l’avvertimento più duro: «La dipendenza non è la risposta. L’aumento della burocrazia, l’incertezza sul futuro e la perdita di autonomia professionale rischiano di allontanare sempre più medici dal territorio. La conseguenza sarà la privatizzazione della medicina territoriale: solo chi avrà disponibilità economiche o assicurazioni potrà curarsi. Sarebbe la fine di un Servizio sanitario nazionale equo e accessibile a tutti. Visto – e così conclude Di Bella – la gravità del momento i Medici di Famiglia inizieranno azioni di protesta e sensibilizzazione, se servisse fino allo sciopero nazionale».
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