AttualitàBiella
La violenza dei giovani e il fallimento degli adulti
Il commento di Paolo La Bua
Quanto capitato nel fine settimana io l’avevo già visto, a Biella. L’avevo visto e lo vedo in un decennio di insegnamento nelle scuole medie e superiori, oltre, naturalmente, in diversi casi di cronaca recenti e non del nostro territorio.
Diciamolo chiaro: vandalismo e disagio giovanile abitano anche dalle nostre parti, solo con numeri inferiori rispetto alla capitale francese o a Milano, Torino e Bologna. Inutile farsi illusioni. Tutto è in proporzione, certo, ma le dinamiche e soprattutto le premesse sono le stesse.
Fragilità delle famiglie, solitudine, inadeguatezza dei servizi, mancanza di fondi per progetti, mediocrità della politica e assenza di futuro rappresentano un concentrato esplosivo anche sotto il Mucrone.
Probabilmente dalle nostre parti tutto si riduce a casi isolati o limitati, per fortuna. Mentre nelle aree metropolitane la somma di tanti problemi ha determinato una guerriglia tanto inaccettabile quanto però da comprendere.
Non certo la vetrina rotta, il carabiniere aggredito o il furto del capo griffato. Questi sono atti da condannare, sempre e comunque.
C’è però da ragionare, noi adulti, sul futuro che stiamo apparecchiando e soprattutto sul presente che abbiamo realizzato… Un presente inadeguato, con situazioni di povertà economica e culturale che toccano ormai anche il ceto medio.
Ribadisco: le scene viste in Piazza Duomo sono inaccettabili e ogni responsabilità individuale (dal saccheggio all’aggressione) va punita a norma di legge. Ma guai a ridurre la ricerca delle soluzioni alle violenze viste in rete e sui social alla sola ricetta repressiva.
E peggio ancora stabilire, esclusivamente, una questione etnica di prima o di seconda generazione nelle violenze e nei saccheggi. Il tema sono i giovani, senza distinzione alcuna di nazionalità o di etnia. Di nuovo, la cronaca e l’esperienza scolastica lo dimostrano. A mancare di rispetto ad adulti che lavorano, insegnanti o forze dell’ordine, a danneggiare beni pubblici e altro ancora non sono certo solo dei “maranza”. Sono spesso i nostri figli.
Ai giovani che vandalizzano auto in città o sfasciano computer nelle aule informatiche, serve un’autorevolezza degli adulti che, forse, abbiamo perso per strada. Serve inoltre indicare loro una via per realizzare il proprio futuro, tra studio, lavoro e condizioni di vita dignitose e appaganti. Nel pretendere, giustamente, con forza, il rispetto delle persone, delle cose e la legalità ovunque, non dimentichiamoci che noi adulti abbiamo realizzato un Paese iniquo, corrotto, pieno di contraddizioni e di ingiustizie. Sotto accusa mettiamo i violenti, ma anche la classe dirigente di questo Paese. E Biella, finiti gli anni d’oro del benessere diffuso grazie al tessile, non fa eccezione.
La soluzione a quanto accaduto nel weekend, in conclusione e al netto di speculazioni politiche, non è solo giudiziaria, ma sociale e culturale. Dobbiamo, tutti insieme, migliorare l’offerta economica e abitativa per i giovani. Assicurare loro un sistema meritocratico nell’accesso alle professioni, ampliare gli spazi di democrazia, combattere le nuove forme di povertà, oggi legate anche a chi un lavoro riesce a trovarlo.
Non credo servano carri armati, bensì un Paese e una Biella più giuste, magari anche solo normali. Proviamoci, in ballo c’è il futuro di tutti.
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