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In carrozzina alla scoperta di una Biella “vietata”
Una città che non è per tutti. Come si arriva da piazza Adua al Duomo tra ostacoli e pericoli anche nella nuova via Italia
In carrozzina alla scoperta di una Biella “vietata”.
In carrozzina alla scoperta di una Biella “vietata”
Non è davvero una città per disabili. E lo racconta Carmela Pastore, ex presidente dell’associazione locale della Sclerosi multipla, mostrando le sue difficoltà negli spostamenti quotidiani. «Non voglio essere costretta a rimanere a casa, ma stare tra la gente». È la richiesta di una cittadina come tante, che desidera vivere la sua città circolando normalmente.
Quando Carmela Pastore si è trasferita a Biella, 30 anni fa, la sua vita era diversa: avrebbe fatto “amicizia”, come dice lei, con la diagnosi di sclerosi multipla undici anni più tardi, cambiando radicalmente il suo modo di muoversi e abitare la città.
Oggi ogni uscita è un percorso a ostacoli studiato nei minimi dettagli, tra pavimentazioni sconnesse, cubetti irregolari, lastre sollevate e radici che deformano i marciapiedi. «Sto distruggendo un mezzo che mi serve per vivere», dice.
La sua carrozzina si muove comandata con il mento: «Sono autonoma, anche grazie al progresso tecnologico, che mi consente di avere casa domotizzata».
Ma l’autonomia non basta quando la città non abbatte le barriere architettoniche. Ogni scossone è rischioso: «Un sobbalzo può farmi male davvero». I marciapiedi, inoltre, spesso sono stretti o senza scivoli: in alcuni punti si attraversa la strada e non ci si ritrova lo scivolo sul lato opposto.
Studia quindi percorsi alternativi: «Muoversi direttamente sulla strada, talvolta contromano, significa quindi scegliere ogni giorno il male minore». Per questo ha voluto mostrare i suoi percorsi e desidera mostrarli anche all’amministrazione, determinata a migliorare quella che da più di 20 anni è la sua città: <<Possiamo crescere insieme, per una città più adatta a tutti>>.
Da Piazza Adua alle Poste centrali: il giro usuale di Carmela
Un sentiero tortuoso e intricato, che richiede studio e tecnica. Non è una prova di resistenza, anche se a tratti la ricorda, ma di pazienza. In tutta la città il problema si ripete: marciapiedi che iniziano e poi scompaiono, tratti ben fatti che si interrompono all’improvviso.
Si parte alle 15.15 da piazza Adua, zona edicola, dove già emergono i primi problemi: le lastre scollate e traballanti che non garantiscono stabilità a Carmela. Poi si attraversa, con fatica, su via Roma, dove quella che dovrebbe essere una rampa termina con una banchina rialzata.
Si entra quindi in via Torino, dove la scelta migliore è la strada: marciapiedi stretti, scivoli presenti solo da un lato o del tutto assenti. Come all’angolo via Asti-via Torino, dove per attraversare sull’altro marciapiede la donna deve scendere su via Asti, attraversarla, fare un tratto sulle strisce della via principale senza risalire sul marciapiede e arrivare fino all’angolo nord di via Torino-via Zara, dove finalmente può salire. Carmela resta quindi sulla strada, per evitare di rovinare gli ammortizzatori, e la batteria, che alimenta la sua sedia; così si arriva alla rotonda della Standa.
Via Italia è uno degli esempi più evidenti di mancata considerazione della disabilità. Appena rinnovata ma secondo Carmela i fondi del Pnrr si sarebbero potuti utilizzare per renderla anche più inclusiva. «All’ex Standa è facile passare perché c’è il pavimento lastricato più largo. Via Italia è bella, ma bastava unificare le due strisce centrali», osserva. Una soluzione semplice, che avrebbe reso il percorso accessibile alle carrozzine. E aggiunge: «Con i primi temporali, quelle pietre daranno problemi». Ma, anche questa, si rivela la scelta “meno peggiore”, quindi prosegue, passando per la via con una ruota su una delle lastre centrali e una sui sampietrini; poi passa dal Comune, saltellando su lastre antiche, dunque “intoccabili”, per arrivare alla piazza del Duomo, affrontando quindi l’alternanza di ciottoli e pavimento liscio. Da lì, passando per via Amendola, si potrebbe finalmente arrivare in via Pietro Micca, ma si torna indietro per il cantiere, che occupa parte di un marciapiede già stretto. A quel punto, resta una possibilità: via Minzoni, contromano. Attraversare in via Pietro Micca è complesso anche per i sampietrini, ma ne deve percorrere comunque un pezzo.
Si arriva alle 16.38 alle Poste, dopo un’ora e un quarto di ricerca e selezione del male minore.
Carmela non punta il dito, ma chiede ascolto: «Non voglio una città fatta solo per me, ma una città in cui vivere tutti insieme».
Perché il rischio non è solo rompere una carrozzina: è, poco alla volta, dire addio alla possibilità di vivere lo spazio pubblico.
Alessia Fazzari
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