AttualitàBiella
Imprenditori stranieri in crescita anche nel Biellese, +4% in dieci anni
Nello stesso periodo gli imprenditori italiani sono scesi del 16 per cento
C’è un dato che da solo racconta meglio di qualsiasi analisi lo stato dell’economia italiana: negli ultimi dieci anni gli imprenditori nati all’estero sono aumentati di oltre il 21%, mentre quelli autoctoni sono diminuiti. Non è una tendenza marginale né temporanea, ma uno spostamento strutturale degli equilibri produttivi che riguarda tutta l’Italia e che sta ridisegnando pezzi interi del tessuto economico.
Il dato degli imprenditori stranieri nel Biellese
Anche il Biellese non fa eccezione seppur l’aumento è numericamente limitato rispetto al resto del Paese. Nel 2025 gli imprenditori stranieri nella nostra provincia erano 1.570 pari al 6,9 per cento del totale. Nel decennio 2015-2025 sono aumentati del 4 per cento, come scritto dato inferiore alla media nazionale e regionale, mentre nello stesso periodo gli imprenditori italiani sono scesi del 16 per cento, la percentuale più alta a livello regionale.
Il dato nazionale
Il trend degli ultimi dieci anni a livello nazionale è quasi uniforme: tutte le regioni hanno registrato un aumento degli imprenditori nati all’estero, con l’unica eccezione delle Marche. Al contrario, gli imprenditori nati in Italia sono diminuiti praticamente ovunque, fatta eccezione per Sicilia e Campania.
Dal punto di vista geografico, la Lombardia resta il motore principale con quasi 177 mila imprenditori nati all’estero, seguita dal Lazio (oltre 80 mila), dalla Toscana (75 mila) e dall’Emilia-Romagna (74 mila). Il Piemonte si colloca subito dopo con 65.596 imprenditori immigrati, confermandosi una delle principali regioni del fenomeno. Ma se si guarda all’incidenza sul totale degli imprenditori, cambiano le gerarchie: la Liguria guida con il 15,5%, seguita dalla Toscana con il 14,7%, mentre il Piemonte si attesta all’11,5%, in linea con la media nazionale.
A livello provinciale emergono due Italie diverse: da un lato le grandi aree urbane con numeri assoluti elevati – Milano (96.874 imprenditori immigrati), Roma (65.718), Torino (39.624) – dall’altro territori con incidenze percentuali altissime, come Prato (28,1%), Trieste (19,3%) e Imperia (18,8%).
Un riequilibrio silenzioso che attraversa tutto il Paese, dal Nord industriale alle regioni del Centro, fino al Mezzogiorno, e che coinvolge pienamente anche il Piemonte, dove la crescita dell’imprenditoria immigrata (+31,9% in dieci anni) si accompagna al calo di quella autoctona (-9,8%).
I dati della Fondazione Leone Moressa
I numeri elaborati dalla Fondazione Leone Moressa su dati Stockview-Infocamere parlano chiaro: nel 2025 gli imprenditori nati all’estero sono 795.669, pari al 10,8% del totale nazionale, mentre le imprese a conduzione straniera sono 599.537 (11,9%). Nel confronto 2015-2025 il divario diventa ancora più evidente: imprese straniere +20,5%, imprese italiane -4,6%. Anche nell’ultimo anno la forbice continua ad aprirsi: +1,1% gli imprenditori immigrati, -0,6% quelli italiani.
Il dato del Piemonte
Nel quadro nazionale il Piemonte rappresenta uno dei territori dove la trasformazione è più evidente. I 65.596 imprenditori immigrati del 2025 equivalgono all’11,5% del totale regionale, con una crescita del 31,9% in dieci anni. In sostanza, anche in Piemonte l’imprenditoria immigrata sta compensando la contrazione di quella italiana, contribuendo a mantenere vivo il tessuto produttivo locale.
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Sonia
26 Febbraio 2026 at 19:00
Ma di piu’ !!!!! e’ pieno di attivita’ cinesi, marocchine, pakistani, bangladesh, tutta gente senza un soldo che arrivati a biella trovano soldi nei fossi, e cosa fanno ?? aprono negozi che per lo piu’ lavorano poco e niente,pero’ dichiarano guadagni, hanno dipendenti, per un italiano e’ impossibile, tra tutto si paga intorno ai 6.000 € annui, e questi stanno pure aperti….il bello e’ che son tutta gente che se non guadagnano o ci rimettono, non lavorano.. misteri di biella…e i soldi che spediscono in patria..
Giovanni Sella
26 Febbraio 2026 at 20:14
E queste castronerie dove le avrebbe lette? Ha delle fonti attendibili, oppure è tutto frutto della Scuola del Secondo Me? Propendo per la seconda ipotesi. Cara signora, le attività in Italia come nel resto del Mondo, restano aperte solo se hanno modo di pagare le spese e guadagnarci, anche poco. Mi dica, cosa preferisce: attività legittime che pagano le tasse o immigrati clandestini nullafacenti, violenti e con la propensione alla criminalità che attendono di essere mantenuti dallo Stato?