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Il campo sportivo di viale Venezia a Chiavazza è un gioiello inutilizzabile in mezzo al degrado

Le aree di gioco sono in perfette condizioni, con tanto di linee e porte, manca tutto ciò che concerne i servizi dell’impianto e la Chiavazzese è ancora costretta a “migrare” per giocare

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BIELLA – Il piatto forte c’è, il contorno no. Ancora non si vede la luce per mettere la parola fine sul progetto del campo sportivo di viale Venezia a Chiavazza. I mesi di attesa non sono serviti, ad oggi restano incomplete diverse opere a livello di infrastrutture.

Per fare il punto, i lavori erano iniziati nei primi mesi del 2020, un disegno reso possibile grazie al “Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate”. Classificandosi al terzo posto su 451 richieste, dopo il bando il Comune aveva stanziato una cifra molto considerevole per venire incontro ad uno smantellamento completo del vecchio Viale Venezia ormai antiquato, dando poi vita ad una piccola cattedrale dello sport nella parte industriale del quartiere chiavazzese.

L’incedere della pandemia non ha di certo aiutato a portare a termine i buoni propositi, ad oggi lo scenario è abbastanza paradossale: le aree di gioco sono in perfette condizioni, con tanto di linee e porte, manca tutto ciò che concerne i servizi dell’impianto. A parlare è Alberto Ramella, storico dirigente della società Chiavazzese: «Il quadro attuale è degradante. Siamo preoccupati e sconfortati, il fondo sul rettangolo di gioco è perfetto, il resto è in condizioni di abbandono. Intorno alle barriere dell’impianto cresce erbaccia da quest’estate, nessuno si preoccupa più di curare la zona, il cantiere è fermo con tutte le attrezzature sparse a ridosso del campo. Serve una recinzione per delimitare l’area tecnica e l’allestimento luci non esiste. A completare il tutto ci sono i ritardi sulla messa a punto dell’impianto fognario, finché queste mancanze non saranno colmate, non si potrà partire».

Una situazione che comporta disagio e spostamenti anche per la stessa Chiavazzese, costretta ad affittare strutture fuori comune per cercare di rendere fluido lo svolgimento delle attività di settore giovanile e prima squadra. «La cosa assurda è dover dirottare partite e allenamenti su altri campi avendo a due passi un piccolo gioiellino. Ci è stato concesso in questi ultimi anni l’uso del campo di Cossila, ma non basta – prosegue Ramella -. La prima squadra gioca le proprie gare ufficiali a Cavaglià e siamo stati obbligati a trovare nuovi lidi per i più piccoli, tra cui il terreno di gioco di Oremo. Durante la scorsa stagione “i grandi” giocavano al 53° Fanteria di Biella, ma per trovare un accordo con Comune e la Biellese alla fine abbiamo rivisto i nostri piani per i campionati di quest’anno».

Quello che spaventa i dirigenti della Chiavazzese è di veder sfumare le idee di un progetto ambizioso e innovativo, la società nel giro di poco più di dieci anni è passata dalla Terza categoria alla Promozione e rimanere un punto di riferimento locale passa anche dalla bontà delle strutture a disposizione.

«La scuola calcio è uno dei settori più colpiti. Tanti genitori si sono lamentati per lo stato attuale del caso. Fare chilometri per accompagnare i figli al campo è snervante anche per loro – spiega Alberto Ramella -. Non posso biasimare chi decide di andare in altre società. Noi vorremmo trovarci nella condizione di aumentare il numero di squadre ma così è impossibile, combattiamo contro gli stessi problemi da più di un anno. In più anche il campetto sintetico delle scuole elementari di Chiavazza è inagibile: un lampione non funziona e la manutenzione del terreno è lasciata al caso. Ci aspettiamo degli interventi a breve, ma non spetta a noi agire».

Sull’argomento è intervenuto anche il vice sindaco di Biella, Giacomo Moscarola: «La questione campo di Chiavazza è qualcosa di spinoso, ma a breve ci saranno degli sviluppi in positivo. Ho avuto rassicurazioni dalla ditta edilizia che si occupa dei lavori, entro la metà di novembre il progetto vedrà finalmente la sua totale realizzazione. Da quel momento devono passare circa due-tre mesi per l’omologazione del complesso, per poi arrivare entro marzo pronti per l’inaugurazione ufficiale».
Appuntamento quindi alla primavera del 2023, sperando che il normale corso degli eventi sia portatore di buone notizie.

 

Davide Romagnoli

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