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Emo Piccioni svanì nel nulla quattordici anni fa, ma la moglie non si arrende e spera ancora

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Ogni 31 ottobre scende in piazza per chiedere che fine ha fatto suo marito. E’ ormai divenuto un triste rito quello di Enza Gentina, moglie di Emo Piccioni, scomparso nel nulla il 31 ottobre del 2005. La donna non si rassegna e da quattordici anni ripete l’iniziativa, nella speranza che prima o poi qualcuno sappia darle le risposte che cerca ormai da quasi tre lustri.
Tutto questo succede a pochi chilometri dal Biellese, a Prato Sesia, dove anche giovedì 31 ottobre la signora Gentina si è presentata puntuale in piazza, davanti all’ufficio delle Poste, quella stessa piazza venne trovata l’auto del marito. Ha lasciato le foto del coniuge e un biglietto, riportante il suo numero di telefono e rivolto a chiunque abbia informazioni utili a risolvere questo mistero.

La scomparsa 14 anni fa

Il 58enne di Borgomanero svanì nel nulla dopo un incontro alla sala del regno dei Testimoni di Geova del paese. Negli anni Settanta, infatti, Piccioni si era avvicinato alla confessione religiosa, della quale era diventato “un Anziano, molto amato e stimato per la sua dirittura morale e il suo impegno per i bisognosi”, come riportato nella scheda ancora oggi a lui dedicata sul sito di “Chi l’ha visto?”.
Il 31 ottobre 2005 stava per iniziare una conferenza nella Sala del Regno del comune novarese quando arrivò una telefonata da uno sconosciuto, che avvisava di aver trovato i documenti smarriti da un confratello di Vercelli, il quale avrebbe chiesto di farglieli recapitare attraverso una congregazione locale. Piccioni avrebbe dato la sua disponibilità, ma solo dopo la conferenza. L’appuntamento era davanti all’ufficio postale di Prato Sesia, dove lo avrebbe atteso un uomo giovane con un cappello. Uno dei presenti si offrì di andarci subito, ma una volta sul posto non trovò nessuno. Per scrupolo, circa un’ora dopo, vi si recò, da solo, lo stesso Piccioni, che però non fece più ritorno. La sua Punto venne ritrovata accanto all’ufficio postale stabilito come luogo dell’appuntamento. Nella provincia di Novara, tra il 2003 e il 2005, almeno altre quattro volte qualcuno avrebbe cercato di attirare con lo stesso pretesto i testimoni di Geova ad appuntamenti andati tutti deserti, probabilmente perché vi si recarono sempre almeno in due. Questi fatti erano stati considerati semplicemente scherzi di cattivo gusto. La figlia riferì però di atti vandalici contro la congregazione di Borgosesia e di un biglietto, trovato sul parabrezza dell’auto di un confratello, sul quale era scritto: “Dovete morire tutti”

Un mistero irrisolto

Sul caso di Emo Piccioni venne aperta un’inchiesta, chiusa però senza arrivare al ritrovamento dell’uomo. La famiglia aveva coinvolto nelle indagini anche un investigatore privato svizzero, convinto che dietro la scomparsa dell’imprenditore potesse esserci la pista satanica. Ad accreditare queste ipotesi erano state le scritte comparse in una cascina abbandonata, tra Fara Novarese e Sizzano, in cui si inneggiava al demonio e si sosteneva che Emo Piccioni fosse morto. Concretamente, però, anche questa pista non aveva portato a nulla.

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