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Detenuto nascondeva il cellulare nel retto

L’uomo è stato sottoposto a una perquisizione personale.

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Test omosessualità a poliziotto, risarcito con 10mila euro. Un agente scelto di polizia penitenziaria ha presentato un ricorso al Tar del Piemonte ottenendo un indennizzo di 10mila euro per "danno morale".

Un controllo di routine si è trasformato in un sequestro significativo. L’episodio è avvenuto l’altra mattina nel carcere di Vercelli. Durante una perquisizione ordinaria, gli agenti hanno notato un detenuto italiano. L’uomo è passato sotto il metal detector. Lo strumento ha emesso un segnale acustico immediato. Segnalava la presenza di metalli addosso alla persona.

I poliziotti hanno deciso di approfondire. Hanno condotto il soggetto in un locale riservato. Qui hanno utilizzato un dispositivo di controllo manuale. Il rilevatore ha suonato nuovamente vicino alla zona lombare. Gli agenti hanno chiesto spiegazioni all’uomo. Il detenuto ha deciso di collaborare. Ha ammesso spontaneamente di nascondere un cellulare nel retto.

L’estrazione è avvenuta senza incidenti. Il detenuto ha espulso l’oggetto autonomamente. Non è stata necessaria alcuna forza fisica. Il personale ha subito recuperato il telefono. La notizia è stata diffusa dal SAPPE, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

Un sistema sotto pressione

L’evento riaccende i riflettori sulle criticità delle carceri piemontesi. Mario Corvino, vicesegretario regionale SAPPE, ha commentato duramente. “Il personale lavora con estrema professionalità”, ha dichiarato. Tuttavia, le difficoltà organizzative sono evidenti. Gli agenti affrontano carichi di lavoro pesanti. Le relazioni sindacali sono ai minimi termini. Manca un dialogo costruttivo per risolvere i problemi quotidiani.

Sicurezza e legalità

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha rivolto un plauso agli agenti. Ha lodato il loro senso del dovere e la loro determinazione. Il contesto lavorativo resta ad altissimo rischio. “La Polizia Penitenziaria è un presidio di legalità insostituibile”, ha aggiunto Capece. Il sindacato chiede ora interventi concreti. Servono rinforzi negli organici e migliori condizioni di lavoro. Solo così si può garantire dignità e sicurezza dentro le mura. Il sequestro di Vercelli è l’ennesima prova di una vigilanza che non può e non deve mancare.

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