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Dal ferro vecchio ai Beatles: la straordinaria vita di Peppino del “Disco d’oro”
Giuseppe Buoso, 86 anni il prossimo aprile, ha attraversato mezzo secolo di musica: dalle origini umili a Biella ai palchi d’Europa, fino all’incontro con i Fab Four ad Amburgo
Ci sono negozi che non sono semplici attività commerciali, ma veri e propri scrigni di storie, passioni e frammenti di vita che hanno attraversato la leggenda della musica.
Uno di questi è senza dubbio lo storico “Disco d’oro” di via Marconi, e l’anima pulsante dietro al bancone è Giuseppe Buoso, per tutti semplicemente Peppino.
Giuseppe “Peppino” Buoso, l’anima del “Disco d’oro” di Cossato
Classe 1940, nato a Biella il 14 aprile, rappresenta oggi un punto di riferimento insostituibile per generazioni di musicisti biellesi, professionisti e dilettanti.
Dietro la facciata del commerciante stimato si nasconde la vita straordinaria di un uomo che ha fatto della musica il proprio destino, partendo da origini umili e arrivando a calcare i palcoscenici di mezza Europa, incrociando persino la strada delle più grandi leggende del rock mondiale.
L’infanzia nel Dopoguerra e il primo lavoro a 14 anni
Peppino cresce in una famiglia semplice della Biella del dopoguerra. Il papà, Gelindo, si guadagna da vivere recuperando ferri vecchi; la mamma, Natalina, fa la casalinga. Insieme a loro ci sono la sorella Giuseppina e il fratello Benito (detto “Benny”), quest’ultimo diventato poi un apprezzato musicista trasferitosi in Norvegia.
I tempi sono duri e, come molti coetanei dell’epoca, Peppino abbandona gli studi dopo la quinta elementare.
A soli 14 anni inizia a lavorare aiutando il padre nell’attività di recupero dei materiali. Ma la vera vocazione bussa presto alla sua porta.
Dotato di un talento naturale, inizia a cantare e a suonare la batteria. Nel 1960, durante una delle sue serate musicali a “La Sportiva” (l’ex Caravel di via Mazzini), conosce Paola, la donna che diventerà sua moglie quattro anni più tardi e dalla cui unione nascerà la figlia Cristina nel 1967.
La musica, la carriera e la televisione
La carriera di Peppino decolla rapidamente, portandolo lontano da Biella per ben 25 anni. Inizialmente partecipa a diversi programmi televisivi in Italia, tra cui un indimenticabile e allora eccezionale incontro con Mike Bongiorno, e suona con formazioni locali come l’orchestra “Tony Gaspar” e i “5G”.
La svolta internazionale arriva con il gruppo “Gli Innocenti”. Il sodalizio parte per una tournée ad Amburgo, esibendosi nella celeberrima e trasgressiva Reeperbahn. È proprio qui che la storia di Peppino sfiora la leggenda: «Incontrammo i Beatles – racconta con tanta nostalgia -. Si dovevano esibire in un locale non distante dal nostro. Erano agli inizi della favolosissima carriera che poi hanno avuto. Si tratta di un ricordo che porto nel mio cuore da quell’indimenticabile giorno».
Dopo l’esperienza tedesca, il viaggio nella musica prosegue in Svizzera e in Austria, prima con il “Trio Azzurro” e successivamente con i “Comet”, collezionando esibizioni nei più prestigiosi hotel nordeuropei e stringendo legami con una clientela sempre più vasta.
Il ritorno a Biella e la nascita del “Disco d’oro”. “La pensione? Credo mai”
Nel 1986, dopo un quarto di secolo trascorso sulle strade d’Europa, Peppino decide che è il momento di tornare a casa e mettere radici. Apre così un piccolo negozio di strumenti musicali, battezzato “Disco d’oro”. Sono anni di dura gavetta ma anche di grandi soddisfazioni. Il successo dell’attività lo spinge, quattro anni più tardi, ad ampliare i locali acquistando l’ex stabile della Sip in via Marconi, l’attuale e storica sede che tutti i biellesi conoscono.
Oggi il negozio è un paradiso per gli amanti delle sonorità anni Ottanta e Novanta, e alla domanda su un suo possibile pensionamento, Peppino risponde senza esitazione: «Io credo mai. Il negozio è la mia passione, la mia vita. Ho sempre suonato, ho smesso soltanto qualche anno fa. Adesso la musica è il mio grande hobby».
Ancora oggi sono tantissimi i giovani che varcano la soglia del negozio, spesso per comprare la loro primissima chitarra. A loro, Peppino si sente di dare un consiglio paterno ma severo, da musicista della vecchia guardia: raccomanda di studiare con impegno, sottolineando la difficoltà odierna dei giovani nell’inserirsi nelle orchestre locali nonostante la presenza di locali con musica dal vivo.
“Finché ci sarà qualcuno pronto a far vibrare una corda, la mia porta rimarrà aperta”
«Finché ci sarà qualcuno pronto a far vibrare una corda – continua Peppino – quella porta rimarrà aperta, a dimostrazione che ci sono storie d’amore nate sotto il segno delle sette note che non conoscono la parola fine, ma continuano a suonare, un giorno dopo l’altro. Giuro che la mia passione non è sbiadita di un solo millesimo di tono. È rimasta lì, intatta, trasformata in una carezza invisibile per ogni ragazzo che entra stringendo tra le mani il desiderio di farsi ascoltare dal mondo. Io sono lì ad attenderlo – conclude – con il cuore in mano».
Mauro Pollotti
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