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Coldiretti Vercelli-Biella, proroga caccia al cinghiale: la Regione dimostra di voler mantenere lo status quo

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Coldiretti Vercelli-Biella, proroga caccia al cinghiale: la Regione dimostra di voler mantenere lo status quo

“È una modalità che va a rafforzare un sistema che negli anni ha fallito: serve un approccio più strutturato”

“Una modalità apparentemente sperimentale che in realtà va a rafforzare un sistema che negli anni ha fallito. Serve un approccio più strutturato”. Questa la presa di posizione del presidente di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole e del direttore Francesca Toscani sulla modifica dell’impostazione del calendario venatorio rispetto alla stagione di caccia 2021/2022. La Regione ha introdotto una nuova formula, considerata sperimentale, che prevede la possibilità, per l’intero mese di gennaio 2022, di esercitare, da parte di singole squadre di cacciatori, la caccia di selezione al cinghiale con l’ausilio di un numero massimo di tre cani. L’obiettivo dichiarato vorrebbe essere quello di contenere il numero dei selvatici che, a livello regionale, si aggira sugli 80 mila esemplari.

 

“La situazione resta tuttora molto critica e grave – proseguono Dellarole e Toscani – Lasciando la gestione in mano a pochi si fa sì che la fauna selvatica continui indisturbata a nutrirsi dei prodotti coltivati dai nostri agricoltori. È indiscusso, infatti, che il numero di esemplari vada sensibilmente ridotto avendo ormai raggiunto un livello di saturazione insostenibile, ma bisogna intervenire con un approccio maggiormente strutturato, facendo piuttosto ricorso alla tecnologia e a metodi di caccia più efficaci. Così si danneggiano la società, con il costante aumento degli incidenti stradali, ed il settore agricolo, compromettendo ulteriormente l’equilibrio ambientale degli ecosistemi territoriali con la perdita della biodiversità ed il rischio di diffusione di malattie”.

 

“Questa misura, oltretutto non ben voluta dall’Ispra, aumenta soltanto l’interesse di un gruppo ristretto che controlla porzioni di territorio, e che lo fa già da tempo a discapito degli agricoltori e delle effettive esigenze della cittadinanza, ma che non va alla radice del problema”, concludono.

 

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