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Biella: Pd si accoda a Fratelli d’Italia sulla violenza contro le donne

Il commento del Partito Marxista Leninista.

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Nei giorni scorsi il Consiglio comunale di Biella ha approvato all’unanimità una mozione sulla prevenzione della violenza contro le donne, presentata congiuntamente da esponenti del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia. A suggellare l’episodio è circolata anche una fotografia che ritrae Andrea Basso e Alessandra Guarini vicini e sorridenti, celebrata come un “raro momento di unità” tra forze politiche normalmente contrapposte. In realtà non c’è nulla di raro. Quando la politica istituzionale si limita a dichiarazioni di principio e ad atti simbolici, l’unità tra “centrodestra” e “centro-sinistra” diventa fin troppo facile. Molto più difficile è affrontare le cause sociali profonde che stanno alla base della violenza e della discriminazione. La violenza contro le donne non è un fenomeno isolato né un semplice problema culturale. Essa è strettamente legata alle condizioni materiali di vita quali la precarietà del lavoro, dipendenza economica, indebolimento dei servizi pubblici e assenza di strumenti concreti che permettano alle donne di conquistare una reale autonomia. In un territorio come quello biellese, segnato da anni di crisi produttiva, chiusure industriali e precarizzazione del lavoro, parlare seriamente di emancipazione femminile significa affrontare questioni molto concrete come un lavoro stabile e dignitoso, reale parità salariale, servizi pubblici diffusi per l’infanzia, politiche sociali capaci di sostenere davvero le lavoratrici e le famiglie popolari. Senza interventi strutturali di questo tipo, mozioni e dichiarazioni solenni rischiano di ridursi a operazioni simboliche utili a produrre consenso momentaneo ma incapaci di incidere sulle condizioni reali di vita delle donne. Questa contraddizione emerge con ancora maggiore evidenza se si guarda al quadro politico nazionale. Proprio oggi il Senato ha approvato il disegno di legge sull’antisemitismo con 105 voti favorevoli, tra cui quelli della maggioranza e di sei senatori del Partito Democratico, mentre molti altri esponenti dello stesso partito si sono astenuti facilitandone l’approvazione. Un provvedimento gravissimo che tenta di equiparare l’antisionismo all’antisemitismo, colpendo chi denuncia le politiche genocidarie di occupazione e guerra permanente portate avanti dal governo nazisionista di Netanyahu contro il popolo palestinese. Non è un episodio isolato. Il Partito Democratico ha già dimostrato più volte la propria convergenza con la destra quando si tratta di alimentare l’anticomunismo istituzionale, lo ha fatto votando insieme alla destra l’istituzione della cosiddetta “Giornata del Ricordo”, sancita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, e sostenendo al Parlamento europeo la risoluzione del 19 settembre 2019 sulla cosiddetta “memoria europea”, che vergognosamente equipara comunismo e nazismo. Ancora una volta il Partito Democratico dimostra che, quando è in gioco la difesa dell’ordine politico e ideologico dominante, le distanze con la destra si accorciano rapidamente fino quasi a scomparire.

Gabriele Urban

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