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Baby vandali, Olivero: «Agevolazioni a rischio? Solo se le famiglie decidono di non collaborare»

Il sindaco: «Pensiamo a progetti specifici per i singoli ragazzi portati avanti insieme ai nuclei familiari e ai servizi sociali, non a punizioni per i genitori»

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Baby vandali, Olivero: «Agevolazioni a rischio? Solo se le famiglie decidono di non collaborare». Non una punizione per le colpe dei figli, che peraltro sarebbe incostituzionale considerando il principio della responsabilità penale individuale. Ma un patto tra famiglie e istituzioni per provare a correggere situazioni di disagio prima che degenerino.

È questo il senso della proposta a cui sta lavorando il sindaco di Biella, Marzio Olivero. Per affrontare il problema dei minorenni protagonisti di atti vandalici, bullismo e piccoli episodi di microcriminalità. Un progetto che potrebbe appunto prevedere anche la perdita di alcune agevolazioni comunali. Soltanto però nel caso in cui le famiglie si rifiutino di collaborare con le istituzioni o abbandonino il percorso concordato.

Baby vandali, Olivero: «Agevolazioni a rischio? Solo se le famiglie decidono di non collaborare»

Il tema è delicato, soprattutto in una fase in cui gli episodi di vandalismo commessi da giovanissimi alimentano il dibattito sulla sicurezza. L’idea dell’amministrazione non è quella di far “pagare” automaticamente ai genitori il comportamento dei figli, né di tagliare indistintamente i sostegni economici a chi si trova in difficoltà. Al contrario, l’obiettivo è coinvolgere le famiglie, offrendo loro un supporto concreto attraverso i servizi sociali e chiedendo in cambio una partecipazione attiva.

«Stiamo lavorando su questo progetto, peraltro già avviato altrove, per esempio a Legnago – spiega Olivero -. In cosa consiste? In nulla di punitivo, anzi. L’idea è introdurre una serie di misure per promuovere la collaborazione con le famiglie di minorenni protagonisti di atti vandalici o episodi di microcriminalità».

Il punto di partenza sarebbe quindi la costruzione di un percorso personalizzato, concordato con la famiglia e seguito con il supporto degli assistenti sociali. Sulla base di quelle che sono le criticità specifiche del ragazzo. Non una misura standard da applicare indistintamente a tutti, ma un intervento calibrato sulle caratteristiche e sulle difficoltà del singolo caso. Con l’obiettivo di affrontare le cause dei comportamenti problematici e di intervenire prima che questi degenerino.

Percorso condiviso

Per farsi comprendere, Olivero porta l’esempio di un ragazzo responsabile di episodi di bullismo a scuola. In una situazione del genere, il Comune potrebbe proporre un percorso condiviso con i genitori, della durata indicativa di sei o dodici mesi. Per affrontare le criticità emerse e provare a prevenirne il ripetersi.

«Si contatta la famiglia e le si propone un progetto personalizzato – chiarisce -, da portare avanti insieme, con l’ausilio dei servizi sociali. Per provare a colmare quelle lacune o problematiche che evidentemente sono emerse. L’eventuale penalizzazione sulle agevolazioni entrerebbe in gioco solo se i genitori rifiutassero il percorso o decidessero di interromperlo».

Non si parla, dunque, di sospendere automaticamente i contributi alle famiglie ogni volta che un minorenne commette un atto vandalico. L’ipotesi riguarda piuttosto la possibilità di collegare la fruizione di determinate agevolazioni comunali alla disponibilità dei genitori a partecipare al percorso di responsabilizzazione. Il sindaco cita, a titolo di esempio, la possibilità di intervenire su alcuni benefici o sulle condizioni di accesso a determinate graduatorie. Si tratta tuttavia di aspetti ancora da definire. L’amministrazione dovrà individuare quali strumenti siano effettivamente utilizzabili e con quali modalità, verificando la compatibilità con le norme vigenti.

Strumenti per affrontare il problema

Un limite, su questo punto, viene posto con chiarezza dallo stesso Olivero. «L’amministrazione comunale deve ovviamente rimanere nell’alveo della normativa vigente, non è che si possano andare a intaccare i servizi essenziali».

Nessun taglio indiscriminato di prestazioni fondamentali, ma possibili interventi esclusivamente sugli strumenti sui quali il Comune può legittimamente intervenire.

Nella visione del sindaco, lo scopo è innanzitutto rendere più efficace il rapporto tra amministrazione, servizi sociali e genitori. Con l’istituzione che non si limita a segnalare il problema o a chiedere conto del comportamento del ragazzo, ma mette a disposizione strumenti per affrontarlo. «Abbiamo il dovere di contribuire ad aiutare e supportare una famiglia nel tentativo di raddrizzare una situazione critica – afferma a questo proposito Olivero -. Si tratta di una sorta di patto tra istituzione e famiglia, in cui anche quest’ultima deve avere un ruolo attivo».

Resta da capire come il progetto verrà tradotto sul piano operativo. Quali agevolazioni potranno eventualmente essere interessate e quali criteri saranno usati per valutare la collaborazione delle famiglie. Sono passaggi che richiederanno approfondimenti tecnici e giuridici.

«È tanto? È poco? È quello che l’amministrazione può fare e noi vogliamo farlo, per quanto compete il nostro ambito – conclude il sindaco -. Senza sovrapporci alle forze dell’ordine o sostituirci ai giudici».
LEGGI ANCHE: Olivero a “Porta a porta” per il caso baby vandali

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