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“Arrivare a Torino in treno? Ormai è questione di fortuna”
Ennesimo disservizio. Lo sfogo di un’universitaria biellese: «Ho rischiato di perdere l’esame e sono partita di casa alle 5.00″.
“Arrivare a Torino in treno? Ormai è questione di fortuna”.
“Arrivare a Torino in treno? Ormai è questione di fortuna”
«Il 19 gennaio Trenitalia ha rivolto il consueto “buongiorno” ai passeggeri biellesi nel modo ormai abituale: con un disagio. Nello specifico, una cancellazione, per di più non segnalata sul sito». Inizia con questo parole lo sfogo di un’universitaria biellese che prosegue: «Dovendo sostenere un esame con convocazione alle 8, mi sono dovuta affidare alla speranza che il treno delle 5.47 “non facesse scherzi”. Acquistando il primo viaggio disponibile, sarei arrivata a Torino Porta Nuova alle 7.09 e avrei avuto tutto il tempo per recarmi a Palazzo Nuovo, che dista una quindicina di minuti a piedi e una decina in autobus».
«Sull’applicazione di Trenitalia, il treno era segnalato come attivo fino a 30 minuti dalla partenza, per poi sparire nel nulla, anche sul sito – prosegue la ragazza -. Pensando si trattasse di un problema del sito, e non logistico, mi sono comunque recata in stazione alle 5.30, ma il tabellone ha chiarito ogni dubbio: il minuetto era stato cancellato. Non ero l’unica ad aspettare che ci fosse data non tanto una soluzione, quanto un chiarimento. Ma questo non è arrivato. Accanto a me, altri necessitavano di quel servizio per raggiungere il capoluogo, chi per lavoro, chi per visite mediche».
«La “soluzione” – prosegue sconsolata – era aspettare il secondo treno, quello delle 6.41, per poi arrivare a Torino alle 8.09, e così abbiamo fatto. Fino a Santhià il treno è arrivato fortunatamente – perché, ormai, non ci resta che affidarci alla fortuna – in orario, e così abbiamo aspettato il regionale Milano – Torino, che aveva accumulato 10 minuti. “Pochi”, si potrebbe pensare, ma sufficienti a compromettere le coincidenze con tram e bus, anche da Porta Susa. Nel mio caso, i miei colleghi hanno potuto tenermi il posto e all’occorrenza rispondere per me, finché non sono arrivata, alle 8.30, dopo aver passato in balìa di Trenitalia quasi tre ore. Tre ore di attesa per un’ottantina di chilometri».
«Questo è l’ennesimo viaggio che si tramuta in un’odissea, nonostante si tratti di distanze certamente percorribili in automobile, ma che potrebbero essere agevolmente coperte anche dai servizi pubblici, dai quali non si pretende l’eccellenza, ma almeno una garanzia di funzionamento o una parvenza di esistenza. E questi malfunzionamenti vanno ben oltre la nostra provincia: nell’ultimo anno il servizio ha accumulato un anno e 10 mesi di ritardo con le sole Frecce – sottolinea con tristezza la studentessa -». «Trenitalia, però, ha deciso di fare qualcosa, almeno per quanto riguarda i ritardi – ironizza la giovane -: ha spostato le lancette degli orologi, dilatando gli orari e posticipando quello di arrivo (che a Torino fino all’anno scorso era previsto per le XY:06), perché l’alto parlante potesse dire meno raramente, e con una certa soddisfazione: “Siamo in arrivo, in orario a…”. Ma i disservizi ferroviari continuano e allora, non potendo aumentare il tempo previsto di troppo, ecco il rimborso: per i regionali con un ritardo compreso tra l’ora e le due ore, un’indennità del 25% sul biglietto, purché sia di almeno 16 euro; per quelli che superano le due ore, il rimborso è del 50%, su un biglietto di minimo 8 euro. Addirittura – ci tengono a specificarlo – in automatico. È tuttavia difficile, ma non impossibile, che le tratte brevi, con un costo ovviamente inferiore agli 8 euro, arrivino ad accumulare 2 ore di ritardo, A questo punto, per “fortuna” anche i prezzi sono aumentati: 8.50 euro è il costo per Torino, 10,35 per Milano.
Per quanto riguarda le cancellazioni e le soppressioni, che sul sito sono indicate come totalmente rimborsate, l’arrivo del bus sostitutivo è a discrezione dell’ente: da Novara accade maggiormente, ma non è sempre garantito».
«L’aumento dei prezzi e gli assidui disagi inducono allora a scegliere gli spostamenti individuali, più comodi e veloci, ma che hanno impatto a breve e lungo termine sulla già fragile situazione ambientale. Non è da trascurare neanche la conformazione geografica della nostra provincia, che con le sue montagne trattiene e concentra l’inquinamento. Questo circolo vizioso – e così conclude l’universitaria -potrebbe essere interrotto con maggiori investimenti sui collegamenti già esistenti, che una volta ottimizzati diverrebbero la prima scelta per i viaggiatori, incrementando le entrate, da una parte, e tutelando il territorio, dall’altra. La speranza rimane quella di avere garantito un servizio ferroviario che sia all’altezza del prezzo richiesto e che dimostri, nei fatti, la volontà di fare il proprio dovere verso chi viaggia ogni giorno».
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