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A Biella la grande festa della Polizia di Stato

La cerimonia a Città Studi

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Grande partecipazione ieri in occasione delle celebrazioni per il 174º anniversario della fondazione della polizia di Stato.
La ricorrenza si è aperta con due significativi momenti commemorativi. Il primo in questura, con la deposizione e la benedizione della corona d’alloro in memoria dei caduti. A seguire, davanti al cippo evocativo di largo Cusano, è stata deposta una seconda corona in onore del vice questore aggiunto Francesco Cusano, vittima del terrorismo esattamente 50 anni fa. Entrambe le cerimonie sono state officiate dal cappellano della polizia, don Filippo Nelva.
La giornata di festa è poi proseguita a Città Studi, dove fin dal mattino si sono svolti laboratori curati da polizia scientifica, stradale e postale, rivolti agli studenti delle superiori.
Dopo l’arrivo degli ospiti – tra i quali il ministro Gilberto Pichetto Fratin, il vescovo Roberto Farinella, il prefetto Elena Scalfaro, il presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo, il sindaco Marzio Oliviero, il procuratore della Repubblica Mario Andrigo e altre autorità locali – la cerimonia si è aperta con il discorso del questore Delia Bucarelli.

 

«Sono qui da più di un anno e mezzo e se l’ anno scorso avevo affermato quanto fossi felice di questo incarico a Biella – ha esordito dopo aver ringraziato i presenti – ora non posso che confermare quanto sia stata fortunata. Lavorare qui è veramente facile, perché sembra che tutto sia semplice, realizzabile. In questo periodo ho stretto legami personali e professionali che hanno fatto sì che la mia vita lavorativa, ma anche quella della Delia non istituzionale, fossero serene e sempre prodighe di entusiasmo. Ma se ogni mattina comincio la giornata allegra, piena di idee e voglia di fare lo devo in primis a chi mi è vicino. Ringraziare i propri collaboratori è normalmente un atto dovuto che nelle prassi consolidate di questo tipo di eventi perde il necessario calore, ma i miei sentimenti sono invece intensi e sinceri. Ringrazio tutti, ma proprio tutti i poliziotti della provincia di Biella, dal vicario del questore all’ultimo arrivato degli agenti in prova».
Il questore ha poi citato alcuni interventi significativi e presentato un bilancio delle attività dell’ultimo anno, che ha visto calare il numero complessivo di reati denunciati.
«Esserci sempre – ha spiegato citando il motto della polizia -. E noi cerchiamo proprio di esserci, nel senso di offrire ai biellesi una risposta empatica da persona a persona ricordando sempre, con chiunque, che davanti abbiamo un essere umano che ha una storia, fragilità, esigenze e anche aspettative. E’ questo lo spirito con cui gli operatori di volante, i primi ad approcciarsi alle persone, effettuano gli interventi. Proprio grazie all’esperienza maturata sulla strada, un addetto alla sala operativa è riuscito a capire da poche immagini di un video pubblicato sui social dove una giovane aveva deciso di togliersi la vita e a inviare lì rapidamente le pattuglie che hanno tratto in salvo la ragazza in extremis».
«Di questi poliziotti dediti alla repressione, che operano in borghese e che spesso hanno ingiustamente nomea di essere poco avvezzi ai sentimentalismi – ha poi sottolineato a proposito della squadra mobile – voglio ricordare sì l’abilità e la testardaggine nel girare tutta Milano pur di rintracciare l’autore di uno stupro, ma anche le parole spese per loro da un’anziana vittima di truffa che mi ha scritto per raccontarmi quanto gli operatori fossero stati delicati, umani e pazienti definendoli degli “angeli”».
Proseguendo, il questore ha ricordato l’importanza della prevenzione e gli sforzi profusi in questo ambito, sul quale “abbiamo investito molto”. Alcuni esempi sono stati i protocolli stipulati con Diocesi, Federfarma e Associazione amministratori di condominio, che hanno portato a “tappezzare” la provincia di poster informativi sulle truffe. Un metodo, quello dei poster, utilizzato anche per la campagna “Questo non è amore”.
Immancabili, poi, le iniziative rivolte ai più giovani: «Abbiamo incontrato 668 studenti e altri 507 ne conosceremo prima della fine dell’anno scolastico».
Un altro tipo di prevenzione, ma non meno utile, ha poi ricordato, è quella che si realizza attraverso i provvedimenti formali: avvisi orali, ammonimenti e fogli di via obbligatori, con i quali si obbligano gli autori di reati non residenti a lasciare la provincia e a non farvi ritorno.
Anche la divisione amministrativa e sociale ha offerto il suo concreto contributo alla prevenzione, controllando nell’ultimo anno circa cento esercizi pubblici ed emettendo 7 provvedimenti di chiusura temporanea.
«In seguito ai tragici fatti di Crans Montana – ha spiegato – sono stati monitorati 14 locali tra quelli che offrono pubblico intrattenimento e la quasi totalità è risultato in regola».

Per quanto riguarda la criminalità, la situazione biellese è assolutamente positiva, ma lo stesso questore sa bene che sulla sicurezza percepita dai cittadini incidono tanto anche ai “piccoli” episodi meno gravi: «Che i reati nella nostra provincia siano calati dal 2024 al 2025 è un dato significativo, ma ovviamente in che misura possiamo rivendicarne il merito per le energie che abbiamo speso nella prevenzione non si può quantificare. Nel territorio della provincia si registrano comunque episodi di microdelinquenza riconducibili a situazioni di degrado sociale, che sicuramente vengono percepiti come un problema di sicurezza urbana e sui quali la polizia biellese non cala mai l’attenzione».

Parole d’elogio sono state spese anche per l’Ufficio Immigrazione: «Così come promesso lo scorso anno, siamo riusciti ad abbreviare i tempi dei rilasci dei permessi di soggiorno ai cittadini stranieri che ne hanno diritto, che peraltro sono aumentati raggiungendo i 14131. Ma non ci siamo comunque distratti dal contrastare l immigrazione clandestina raddoppiando gli accompagnamenti in frontiera e ai centri di permanenza per i rimpatri, a costo di improvvisare servizi in qualsiasi giorno festivo e in qualunque ora pur di garantire la partenza da questo territorio magari di uno scarcerato gravato da numerosi precedenti per gravi reati».
Un altro capitolo importante è quello dell’ordine pubblico, che l’anno scorso ha visto la questura, in sinergia con le altre istituzioni, impegnata nella gestione di un grande evento mai visto prima a Biella: l’Adunata. «Non posso non sottolineare – le sue parole – il prodigioso lavoro di pianificazione dei servizi di vigilanza e sicurezza pubblica organizzati dall’ufficio di Gabinetto della questura che non aveva alcuna esperienza nella gestione di eventi analoghi per rilevanza nazionale e per numero di partecipanti».
Proprio in occasione dell’Adunata, anche «la polizia stradale ha mostrato platealmente la propria competenza e professionalità garantendo, con sforzo ciclopico, che la parte più complessa dell’evento, l’afflusso e il deflusso dei partecipanti sulle arterie stradali della provincia, fosse fluida e priva di criticità».

Particolarmente sentite, infine, le parole con le quali il questore Bucarelli ha chiuso il proprio intervento, prima di invitare i presenti al brindisi augurale preparato dagli allievi dell’Istituto Gae Aulenti di Biella, con prodotti del territorio forniti da Coldiretti: «Il motto di questa celebrazione è esserci sempre. Due parole che già da sole esemplificano la nostra ragione d’essere, la nostra missione. L’anno scorso dicevo che vogliamo esserci praticando la gentilezza, oggi voglio aggiungere che dobbiamo dimostrare anche coraggio. In primis il coraggio di restare noi stessi. Quando qualcuno ha il coraggio di essere vero, crea uno spazio sicuro che incoraggia gli altri a respirare e a mostrarsi. Il coraggio di essere fragili, perché solo abdicando al ruolo di supereroe e restando fedeli alla nostra vera natura potremo porci in ascolto empatico con il prossimo. Se vogliamo veramente esserci, è necessario far comprendere che siamo uomini e donne normali, che potrebbero avere gli stessi problemi di chi abbiamo di fronte, perché solo condividendo sinceramente si può essere d’aiuto. E infine il coraggio di dire “scusa ho sbagliato”, perché solo ammettendo i propri errori si può essere credibili. E la polizia di Stato è un’istituzione credibile perché con senso di responsabilità, integrità, dedizione, rettitudine e dignità pone ogni scelta e ogni gesto al servizio del cittadino con l’impegno di ascoltare, essere trasparente e curare il bene comune. Viva la polizia di Stato, viva Biella, viva l’Italia».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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