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Tenere in pugno l’aggressività

Un nuovo episodio di violenza giovanile ha riempito la cronaca locale di settimana scorsa. Quando i bambini o gli adolescenti sono aggressivi, dobbiamo sempre interrogarci sul perché.

Un nuovo episodio di violenza giovanile ha riempito la cronaca locale di settimana scorsa. Quando i bambini o gli adolescenti sono aggressivi, dobbiamo sempre interrogarci sul perché.

Un nuovo episodio di violenza giovanile ha riempito la cronaca locale di settimana scorsa. Quando i bambini o gli adolescenti sono aggressivi, dobbiamo sempre interrogarci sul perché.

Secondo uno studio dello scorso anno condotto su 3000 bambini e adolescenti tra i 4 e i 18 anni, il 10% dei soggetti della ricerca ha presentato un’aggressività più o meno marcata. In età prescolare non ci sono differenze di genere, in seguito l’aggressività è 2 o 3 volte più frequente tra i maschi, più diretta e fisica legata alla lotta per la dominanza nel gruppo; al contrario le femmine manipolano più i rapporti e, avendo più sviluppate le competenze sociali e l’empatia, riescono a costruirsi una “barriera naturale” contro le critiche.

Oltre che in base al genere, l’aggressività varia con l’età: i bambini piccoli la manifestano con attacchi di rabbia incontrollata; in età scolare prende la forma aperta di violenza fisica o psicologica (bullismo) per arrivare in età giovanile ad un’elaborazione ancora diversa, violando spesso la legge e le norme sociali (piccoli furti, estorsioni…).

Esistono anche forme diverse di aggressività che vengono così definite: reattiva in risposta ad una provocazione o ad una minaccia vs proattiva che invece è calcolata o finalizzata ad ottenere un vantaggio immediato (estorsione o intimidazione dei compagni). Questo ultimo tipo di comportamento costituisce un vero e proprio fattore predittivo rispetto a comportamenti futuri violenti ed antisociali. Per la psicologia dell’età evolutiva e la pedagogia è fondamentale l’educazione familiare ed il fornire modelli positivi ai figli. I bambini imparano a risolvere conflitti soprattutto ispirandosi ai genitori: urla e punizioni sono esempi negativi mentre discussioni e compromessi consentono ai figli di ispirarsi a soluzioni alternative che non siano la rabbia e l’aggressività. Esistono infine suggerimenti educativi (imparare il rispetto delle regole domestiche, sviluppare fin da piccoli un atteggiamento prosociale, sport ed esercizio fisico…) volti proprio a “contenere” il problema. Solo allora il grido di un’intera società potrà trasformarsi definitivamente nella risata di bambini ed adolescenti che si sentono amati ed apprezzati.

Daniela Manara

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