BiellaSale & Pepe
Quando a Biella era l’anno dei Mondiali
La nuova versione di “Sale & Pepe”, la rubrica curata da Luigi Apicella
Era l’anno dei Mondiali quelli del… canta Venditti (ancora lui) in un successo senza tempo del cantautore romano, Giulio Cesare, riadattato in base tempo che passa e ai Mondiali di riferimento per tanti giovani che dai ricordi sui banchi di scuola si portano nel cuore anche quello dei campionati del mondo di calcio.
Ogni generazione ha il suo Mondiale da raccontare, specie quello dell’adolescenza: il mio è Messico ’70, quello di Italia Germania 4 a 3, della staffetta Rivera, Mazzola, della finale azzurra allo stadio Azteca persa contro il Brasile di Pelè. E i ricordi vanno subito veloci: ai profumi e ai sapori della mia terra in quel ricordo d’estate, a mio padre davanti a quel televisore in bianco e nero che riuniva un intero paese, Tramonti, ai sogni di un ragazzo che guardava con ammirazione quei campioni di allora, Riva, Albertosi, Boninsegna, Domenghini.
Altra storia nel 1982, con la vittoria azzurra in Spagna, con Biella che festante e impazzita di gioia fa il bagno nella fontana della stazione mescolando tricolore e lacrime di gioia per l’impresa degli azzurri di Bearzot, con Paolo Rossi hombre del Mundial e i guantoni dell’immenso Dino Zoff levati al cielo nel sollevare la coppa del mondo. Lo stadio Lamarmora vide in quegli anni ’80 quei campioni, a Biella per le varie preparazioni della Nazionale, con la città pronta ad abbracciare i miti di allora da Cabrini a Gentile, da Altobelli a Graziani. Che bei ricordi che scaldano il cuore, specie dei “vecchietti di oggi” che si chiedono se mai riusciranno ancora una volta a rivivere quelle emozioni, a fronte dei risultati di una Nazionale azzurra che oggi, appare senza cuore, senza guida, senza prospettive.
Quella maglia azzurra devi sentirtela addosso più di ogni altra cosa diceva qualche addetto ai lavori, ma oggi non è più così. Biella, per contro, con la sua squadra cittadina oggi in serie D in lotta per il terzo posto, è tornata dopo anni di magra ad assaporare il calcio vero, fatto di sacrifici e valori, di giovani desiderosi di crescere e di fare la differenza partendo dal basso. Mister Prina, il presidente Blotto stanno facendo qualcosa di importante per un’intero territorio, da sempre amante del pallone e dei suoi colori bianconeri. Per rinascere, per tornare ai quei versi di Venditti occorre ripartire seriamente dal basso, con lavoro, sacrificio, competenza e dedizione, dalle scuole calcio, dai tornei giovanili, dalle categorie minori che poi minori non sono perché devono fare crescere i campioni di domani. Anche la nostra città sta dando un suo contributo in tal senso, continuiamo a coltivare la magia di questo pallone oggi così bistrattato da burocrazia e politica tutta poltrone e niente passione.
Noi nel frattempo continueremo a cantare: “Era l’anno dei Mondiali quelli dell’86, Paolo Rossi era un ragazzo come noi…”.
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