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Biella tra il commercio e l’assessora porta a porta

La nuova versione di “Sale & Pepe”, la rubrica curata da Luigi Apicella

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Il commercio di prossimità resta un presidio sociale specie per le zone periferiche e le piccole realtà di paese. Un presidio che però deve fare i conti con la realtà mutata delle logiche di acquisto (on line e non) e della grande distribuzione, del cambiamento di abitudini dei consumatori ma anche di altri fattori chiave: l’invecchiamento della popolazione, la fuga dei giovani verso nuove prospettive meno “locali”, lo spopolamento inesorabile di certe aree specie collinari e di montagna.

Insomma, il commercio di prossimità è un bene che ci sia e resista (anche con pochi finanziamenti pubblici), ma la battaglia, purtroppo, sembra già persa da tempo. Il cambiamento, bello o brutto che possa essere, non guarda in faccia a nessuno, nemmeno alle tradizioni, e non si ferma per decreto, o per volontà di qualche assessore che si improvvisa influencer a domicilio.

Bene, sulla carta, il documento di Confesercenti del neo presidente Giordano presentato in Consiglio Comunale su questo tema, con l’obiettivo di assicurare la continuità dei servizi essenziali e di prossimità alla popolazione residente. In pratica, però, la situazione è purtroppo meno ideale e più terra a terra e neppure la politica, al di là dei soliti slogan, può continuare a tenere un piede in due scarpe facendo finta di nulla.

Biella è diventata negli anni la città degli iper mercati e le amministrazioni locali che si sono succedute hanno avvallato tutte indistintamente queste scelte “inevitabili” (e remunerative per l’ente Comune) a favore della grande distribuzione e delle sue logiche di consumo. All’appello manca, sarà un caso fortuito, solo il progetto “Le Vette” che avrebbe dovuto vedere la luce alle porte di Biella, diversamente il quadro sarebbe stato ancora più completo. Dopo queste scelte consapevoli, vedere oggi la politica locale affannarsi per rivitalizzare il centro città (mercato incluso) o il negozio al dettaglio nel quartiere o in periferia, sa tanto di salomonica presa in giro. Le conseguenze di tali scelte del passato a favore della grande distribuzione erano chiare a tutti ma come si dice “facevano comodo”: richiamare ora all’appello, ciclicamente, le grandi firme per imporre loro di aprire non si sa bene a quale titolo attività in centro città, sa tanto di slogan politico ad effetto più che un piano commerciale basato su dati di business e logiche di fatturato.

Ma intanto sui social, al grido di domani è un altro giorno, tiene banco il vero rebus cittadino dei nostri tempi: quale attività commerciale di via Pietro Micca e dintorni avrà ricevuto oggi la visita “porta a porta” dell’assessora Pisani? Lo sapremo alla prossima puntata…

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