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Vittorio Barazzotto: “Perplesso e deluso per le scelte del Pd”

Intervista all'ex consigliere regionale

La nomina di Rita De Lima e della nuova segreteria del Partito democratico biellese non è comunque indolore. Una delle voci critiche è quella del consigliere regionale uscente Vittorio Barazzotto, il cui successo personale alle Regionali del maggio scorso non è bastato per la rielezione a Palazzo Lascaris.

«Le mie son sempre considerazioni costruttive. Le polemiche servono poco, ma quanto è accaduto in queste ultime settimane all’interno del partito mi ha lasciato perplesso e amareggiato per i metodi adottati, che hanno un diretto riflesso nella sostanza e quindi nell’azione. Intanto alla neo segretaria De Lima formulo i miei auguri di buon lavoro perché riguardo la persona, le si riconoscono sicuramente passione, volontà, capacità di dedizione alla causa e, nel corso del mio mandato di Sindaco, lei è stata Presidente del Consiglio Comunale e abbiamo collaborato lealmente. Le divergenze sono politiche».

Partiamo dal disastroso risultato elettorale.

“Prima di arrivare alla scelta della nuova dirigenza sarebbe stato opportuno analizzare le cause di un risultato assolutamente insoddisfacente, in tutto il Piemonte o quasi. A Biella non si è neppure superato il primo turno: nonostante le liste civiche abbiano drenato voti al centro destra. E’ legittimo chiedersi perché questo sia potuto accadere? Abbiamo perso solo perchè a livello nazionale ha perso il PD oppure la sconfitta ha anche motivazioni locali? Abbiamo valorizzato in modo adeguato i numerosi amministratori locali presenti sul territorio? Penso che all’indomani del voto un confronto interno, serio e sincero, sulle cause della sconfitta sarebbe stato più che necessario e invece si è preferito passare in fretta e “furia” alla nomina di una nuova dirigenza. Si parla di storia, ma poi non si riesce manco analizzare la cronaca più recente.
Nel recente dibattito interno al Pd sono rimaste aperte altre questioni oltre all’analisi del voto, come le partecipate ed in particolare le recenti nomine di Atap che sono costate il posto al segretario Boerio. Avete chiarito?

In assemblea ho chiesto anche perché non si è voluto affrontare con calma il caso Atap, scoppiato due settimane prima del voto. Si è messa la polvere sotto il tappeto. Non so se e quanto in termini elettorali la questione della presidenza Atap abbia inciso sul risultato finale, ma certamente l’immagine del partito ne è uscita pesantemente deteriorata. Si è trattato di una semplice operazione di potere, gestita nelle segrete stanze, visto che la gestione aziendale è proseguita senza intoppi attraverso lo strumento della “proroga” fino alla recente nomina dei nuovi organismi direttivi. Perché tutto questo?
C’è poi un altro punto lasciato in sospeso, ossia la scelta, o meglio, la non scelta, nel corso del ballottaggio di non appoggiare nessun candidato. Il tutto ha sortito gli effetti che conosciamo. Io credo che il partito avrebbe dovuto esprimersi in modo chiaro e netto per l’appoggio al candidato politicamente più vicino o perlomeno con le maggiori affinità programmatiche e ideali. Niente, nessuna analisi anche qui.

La sconfitta del partito le è costata la rielezione a Palazzo Lascaris.

L’amarezza per la mancata conferma è stata mitigata sia dal consenso personale ottenuto, sia dai tantissimi obiettivi raggiunti in questi cinque anni in Regione, di cui il Biellese ha beneficiato e continuerà a beneficiare in futuro a partire dall’elettrificazione della Biella Santhià, al completamento della Pedemontana, allo sforzo enorme di finanziamento e raccolta fondi per Oropa 2020, 2,5 milioni di euro, fino alla sanità. Ma l’elenco è ben più lungo. Tornando alla domanda, come indicano i numeri nonostante il partito abbia dimezzato i voti ho ottenute le stesse preferenze di cinque anni sfiorando addirittura la rielezione, meglio di altre province che hanno avuto il consigliere, anche questa circostanza avrebbe dovuto essere un’occasione per l’analisi del voto. Com’è possibile che un candidato abbia ottenuto lo stesso numero di preferenze in un partito che ha perso la metà dei propri consensi? La risposta, ovviamente, non è “perchè il candidato è stato bravo” ma perchè il partito ha fallito. Da un punto di vista strettamente personale, a mancata riconferma mi è dispiaciuta. Così come mi è dispiaciuto che a fronte dei numerosi complimenti e attestati di stima ricevuti anche degli avversari – l’ultimo dei quali pochi giorni fa – dal PD ne abbia ricevuti invece un po’ meno.

Adesso cosa succederà all’interno del PD Biellese: rappresenterà l’opposizione interna?

Non voglio rappresentare nessuno, oppure rappresento tutti. Tutti coloro che hanno creduto di vedere un Pd moderno al passo coi tempi. Per chi come me si è battuto sin dal 1994 quando Susta fece nascere la lista Orso e l’alleanza con la sinistra in città, beh si pensava a qualcosa di diverso. Un partito che, fra le moltissime spinte valoriali, fosse principalmente contro la povertà e non contro la ricchezza. E’ evidente invece che 25 anni dopo quell’esperimento, in tutte le Province, da Torino a Vercelli sino ad Alessandria, ci sia una linea di “zingarettiani” distanti da quel “lavorare insieme”. Mi sarei realmente aspettato un partito maggiormente inclusivo mentre purtroppo non è così. Non sono tanto io critico con il partito, quanto il partito con chi non condivide in toto questa linea: lo trovo piuttosto monocolore. E credo che così non si vada da nessuna parte.

C’è stato un momento in cui ha pensato di candidarsi come segretario alternativo?

Quando è stata convocata l’assemblea biellese il pacco era già preparato, bello e pronto. Nessuno me lo ha chiesto durante le fasi di consultazione. Non c’è stata alternativa al classico diktat “prendere o lasciare” e se anche mi fossi candidato l’epilogo sarebbe stato già scritto.

Detto ciò mi è spiaciuto molto veder trattare a pesci in faccia Enrico Zegna, a maggior ragione anche da coloro che non hanno certamente brillato per presenza e impegno nella recente campagna elettorale. Zegna si è proposto e aveva tutto il diritto di farlo. E qualcuno l’ha anche accusato di non avere un progetto politico, quando dall’altra parte, anche per via delle modalità imposte, non mi sembra di aver sentito molti argomenti. Ad esempio: che visione abbiamo della città? Che visione abbiamo della provincia? Quali sono gli interlocutori futuri? Che rapporto avremo con la Fondazione Crb? In generale, quali sono le nostre strategie per lo sviluppo del territorio da qui a dieci anni? Quali sono li nostri obiettivi per l’ambiente? Una serie di domande che un segretario deve stendere sul tappeto.

Che futuro si immagina dunque per il Pd locale?

Mi interrogo molto e da diverso tempo su questo. La domanda che mi pongo spesso, con spirito critico, e che dovrebbe porsi anche la nuova segreteria è: perché oggi un elettore dovrebbe votarci? Che appeal abbiamo? E da qui partire per progettare e scrivere un futuro diverso e sicuramente più inclusivo e aperto.

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