PoliticaValle Elvo
“Cresce l’allarme siccità, i privati allungano le mani sull’acqua e la Regione resta a guardare”
La consigliera regionale Alice Ravinale attacca la giunta Cirio: “Di fronte a un nuovo progetto che potrebbe avere un impatto significativo sulle risorse idriche della Valle Elvo, se ne lava le mani”
La questione dell’acqua in Valle Elvo fa discutere anche a livello regionale.
“Proprio nei giorni in cui Legambiente denuncia l’esaurimento progressivo delle riserve di neve e quindi di acqua dell’arco alpino, ridotti soltanto in Lombardia di 2/3 rispetto allo storico e in cui avanza l’allarme per un’estate siccitosa dovuta alle temperature in aumento, un altro nefasto capitolo della sensibilità di questa giunta sul tema delle preziose risorse idriche della nostra Regione – attacca la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale -. Ieri ho discusso un’interrogazione urgente sul progetto presentato dalla società Lefil Real Estate S.r.l. per ottenere un permesso di ricerca finalizzato allo sfruttamento di acque minerali e termali tra Mongrando e Netro, nel Biellese, ed è emersa con sempre maggiore evidenza una posizione preoccupante della Regione Piemonte: davanti a un intervento che potrebbe avere un impatto significativo sulle risorse idriche della Valle Elvo, Cirio e Marnati rispondono soddisfatti che la Regione non ha competenze in materia, avendola trasferita nel 2000 alle Province, nel frattempo sempre più depotenziate. Presenteremo un emendamento alla legge di riordino per far sì che la Regione torni ad essere coinvolta in procedimenti di questa rilevanza ambientale.”.
Ravinale preoccupata per gli effetti del progetto presentato da Lefil Real Estate in una delle aree ambientalmente più preziose del Biellese
“Il progetto – spiega la consigliera regionale – interessa oltre 642 ettari di territorio, in una delle aree ambientalmente più preziose del Biellese, dove insistono riserve naturali di grande valore come la Bessa, il Parco Burcina, numerosi siti della rete Natura 2000 e un patrimonio idrogeologico che rappresenta una risorsa fondamentale non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. Le preoccupazioni del territorio sono forti e diffuse. Cittadini, associazioni, amministrazioni locali hanno già manifestato in più occasioni la propria contrarietà, evidenziando i rischi legati ai prelievi idrici previsti: un possibile impoverimento delle falde, conseguenze sulle attività agricole, zootecniche e turistiche e un impatto complessivo su un equilibrio territoriale già fragile”.
“La Regione resta a guardare”
“Mentre cresce l’allarme per la crisi climatica, la siccità, la necessità di ridurre i consumi e tutelare le risorse idriche – conclude -, la Regione Piemonte resta a guardare i privati che si avvantaggiano di un bene comune come l’acqua: i canoni applicati sono irrisori (1,3 – 1,6 € al mc) e favoriscono un settore produttivo non strategico come quello dell’acqua minerale imbottigliata, ignorando completamente le ricadute ambientali legate a plastica, trasporti, consumi energetici ed emissioni. Anche sul tema dei canoni, tanto più in una Regione ormai in conclamata situazione di difficoltà economica, torneremo a insistere con l’assestamento di bilancio”.
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