BiellaPensieri e parole
La propaganda che deforma la realtà
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
E’ in corso una frenetica gara nel centrodestra per intestarsi i meriti dell’imminente (speriamo) realizzazione del collegamento Masserano-Ghemme, la cosiddetta Pedemontina. Comunicati, controcomunicati e perfino manifesti hanno cercato di riscrivere una storia che, in realtà, è andata diversamente.
La Pedemontina non è mai stata l’opera di un singolo partito o di una singola persona. È il risultato di un lavoro istituzionale che ha coinvolto Governi, Regione Piemonte, Provincia, Comuni, enti locali. Proprio per questo vale la pena ricordare alcuni passaggi fondamentali, che tra il 2014 e il 2019 ho avuto modo di seguire direttamente come Consigliere regionale e Presidente della Commissione Bilancio, avendo tra le priorità proprio la Pedemontina oltre che l’elettrificazione della Biella-Torino.
Tra il 2014 e il 2015 i finanziamenti erano seriamente a rischio. La Regione Piemonte, guidata da Sergio Chiamparino, avviò una lunga e complessa interlocuzione con il Governo per evitare il definanziamento dell’opera. Ricordo perfettamente la sera in cui, insieme all’assessore Francesco Balocco, attendevamo a Torino la telefonata del presidente Chiamparino da Roma: ci comunicò di aver ottenuto il primo decisivo via libera per il finanziamento e la progettazione del collegamento.
Nel 2016 si sbloccarono le risorse per l’opera, allora stimata in circa 200 milioni di euro. In questa storia chi merita un ringraziamento particolare è proprio Sergio Chiamparino, che in sede di Conferenza Stato-Regioni e di CIPE difese con determinazione un’infrastruttura più volte a rischio.
Dal 2019, invece, l’iter subì un arresto. In alcune fasi si sostenne che l’opera non fosse prioritaria, salvo poi cambiare posizione. Si sono poi aggiunti ulteriori passaggi burocratici, tra cui il declassamento da autostrada a strada extraurbana principale e l’approvazione del progetto definitivo nel 2021.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sei anni di ritardo e un costo passato da 200 a 384 milioni di euro. C’è dunque ben poco da esultare. Significa un aggravio di quasi 200 milioni a carico della collettività e anni perduti per cittadini e imprese, senza che nessuno abbia mai sentito il dovere di spiegare le ragioni di questi ritardi o, semplicemente, di chiedere scusa.
Ed eccoci al punto. Invece di riflettere su ritardi e costi lievitati, si è aperta una gara per appropriarsi dei meriti. Un comportamento che ricorda quei bambini che sulla spiaggia fanno a gara a chi è più grande: un atteggiamento comprensibile nell’infanzia, molto meno quando riaffiora nella vita pubblica. Chi ha davvero contribuito a realizzare un’opera non sente il bisogno di riscriverne continuamente la storia; chi vive soprattutto di propaganda, invece, sente l’esigenza di appropriarsi anche dei risultati costruiti da altri.
Per questo la trasparenza e l’onestà intellettuale non sono qualità facoltative: rappresentano un preciso dovere morale e istituzionale. La storia può essere raccontata con opinioni diverse, ma i fatti restano fatti e non dovrebbero mai essere piegati alle convenienze della propaganda.
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook


Bb68
6 Luglio 2026 at 18:11
la storia in Italia non l ha fatta la destra né la faranno anzi la propaganda la sapellira con la verità e tutte le loro bugie verranno a galla, perché la memoria non si cancella , sono come bambini racconto bugie per nascondere la verità non sanno fare niente