BiellaPensieri e parole
Il ponte e l’eroe
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
Ci sono storie che meritano di essere consegnate alla memoria di una comunità. Quella di Sante Geromel è una di queste.
Nel 1993 era un cantoniere della Provincia. Un uomo senza incarichi di prestigio o particolari poteri. Faceva bene il suo lavoro, aveva il buon senso e la caparbietà necessaria per non voltarsi dall’altra parte.
Quando si accorse che il ponte della tangenziale presentava problemi tali da farne temere la sicurezza, Geromel non si limitò a segnalare la situazione. Si mise a correre su e giù dagli uffici, dagli ingegneri, dai superiori, dalle forze dell’ordine. Insistette perché quel ponte venisse chiuso, rischiando ammonizioni e sospensioni, ma non cedette. Il transito al ponte così venne chiuso poche ore prima che crollasse.
Basta questo per capire perché oggi quel nome meriti di essere ricordato. Non soltanto per ciò che accadde, ma per ciò che rappresenta.
Due anni fa, proprio su queste colonne, avevamo ricordato la storia di quella maledetta e benedetta giornata (io neo assessore ero presente quella sera) promuovendo l’iniziativa affinché il ponte della tangenziale fosse intitolato a Sante Geromel. Lo avevamo fatto perché ci sembrava doveroso sottrarre quella storia all’oblio e ricordare un uomo che, nel momento decisivo, drammatico aveva fatto semplicemente ciò che doveva fare: il proprio lavoro, fino in fondo
La proposta era stata raccolta dalla consigliera Sara Novaretti con un’interrogazione. Sono passati due anni, ma finalmente è arrivata la decisione del sindaco Marzio Olivero di procedere senza aspettare oltre il pronunciamento dell’Anas ad oggi non pervenuto.
Se avessimo dovuto aspettare i tempi dell’Anas, probabilmente avremmo dovuto ancora attendere. Basta ricordare quanto è accaduto proprio sullo stesso ponte negli ultimi anni: lavori necessari, interventi di consolidamento e messa in sicurezza durati tempi biblici che hanno messo a dura prova la pazienza dei biellesi. Una vicenda che non depone certo a favore dell’attenzione riservata al nostro territorio.
Intitolare quel ponte a Geromel non è soltanto un atto amministrativo, ma un modo per ricordare che una comunità ha bisogno anche dei suoi esempi. E che la grandezza di una persona non si misura dal ruolo che occupa, ma dalla statura che dimostra in un momento decisivo.
Il senso del dovere non si insegna facilmente sui libri. Si apprende dalla vita, dagli anziani, dall’esperienza, dalla famiglia e dall’osservazione. A volte è una dote naturale e Geromel ne aveva in grande quantità.
In una società che consuma tutto rapidamente, anche la memoria sembra diventata un bene deperibile. La comunicazione straripante e rumorosa ci illude di sapere tutto, ma spesso finisce per non farci ricordare quasi nulla. Le notizie si accavallano, una cancella l’altra e le storie belle, quelle che avrebbero qualcosa da insegnarci, rischiano di sparire.
Ai ragazzi si potrebbe dire: nella vostra vita probabilmente farete lavori che oggi nemmeno esistono. Non importa quale sarà il vostro mestiere, ma come lo farete. Cercate però di avere sempre dentro di voi quel buon senso che, nel 1993, spinsero un cantoniere a non arrendersi davanti a chi forse non aveva ancora capito la gravità della situazione.
E forse è proprio questo il modo migliore per rendere eterno un uomo: non con un monumento alla sua persona, ma con un esempio che continui a parlare alle generazioni che verranno.
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