BiellaPensieri e parole
Dalla maturità una lezione per tutti
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
Ad esami di maturità appena conclusi, mentre sui giornali scorrono le fotografie dei diplomati, vale la pena soffermarsi su un episodio che racconta molto più di un voto o di un curriculum scolastico.
Una studentessa di un liceo cittadino, presentando il proprio percorso, ha spiegato di essere rimasta sorpresa nello scoprire quanto i classici latini siano ancora straordinariamente moderni. Ha citato Petronio e il suo Satyricon, con la celebre cena di Trimalcione, il personaggio che ostenta in modo quasi caricaturale la propria ricchezza, trasformando ogni gesto in uno spettacolo. Un uomo convinto che il prestigio si misuri attraverso ciò che si mostra.
È difficile non pensare a quanto quella figura sia attuale. Oggi Trimalcione probabilmente avrebbe milioni di follower, fotograferebbe ogni acquisto, ogni cena, ogni vacanza, ogni automobile. Vivrebbe per raccogliere consensi e dimostrare agli altri il proprio successo.
Cambiano gli strumenti, ma l’uomo resta sorprendentemente uguale. Sono trascorsi quasi duemila anni, eppure la tentazione di esibire ciò che si possiede continua ad accompagnare la nostra società. I social network hanno semplicemente amplificato un atteggiamento che esiste da sempre: quello di confondere l’apparire con l’essere.
Anche nella nostra piccola provincia non è difficile cogliere questo cambiamento. Si moltiplicano i simboli di uno status che deve essere riconosciuto dagli altri: l’abito firmato, l’orologio, l’automobile, il ristorante da fotografare prima ancora che da gustare. Non riguarda una generazione soltanto. Vale per i giovani, ma anche per molti adulti, uomini e donne indistintamente.
Naturalmente non c’è nulla di sbagliato nello stare bene economicamente o nel concedersi qualche soddisfazione. Il problema nasce quando il possesso diventa il principale linguaggio con cui si cerca di ottenere considerazione. Quando il valore di una persona sembra dipendere da ciò che indossa, guida o pubblica.
Esiste invece una parola inglese che sintetizza un atteggiamento quasi opposto: understatement. Significa scegliere la sobrietà, evitare l’ostentazione, lasciare che siano i comportamenti, e non gli oggetti, a parlare di noi. Un concetto che un tempo apparteneva naturalmente all’educazione di molte famiglie e che oggi sembra quasi fuori moda.
Eppure la vera eleganza è sempre stata discreta. Non ha bisogno di essere esibita. Si riconosce nei modi, nella gentilezza, nel rispetto degli altri, nella capacità di ascoltare, nella cultura. Tutte qualità che nessuna carta di credito può acquistare.
Forse è proprio questo il messaggio più bello che arriva dagli esami di maturità di quest’anno. Una ragazza, attraverso un autore latino, ci ha ricordato che la scuola non serve soltanto a imparare date, versioni o formule. Serve soprattutto a leggere il presente con gli strumenti del passato.
È questa la forza dei classici: ci fanno capire che la tecnologia cambia, le mode passano, i mezzi di comunicazione si trasformano, ma le passioni umane rimangono le stesse. Petronio lo aveva raccontato quasi duemila anni fa. Noi continuiamo a incontrare Trimalcione ogni giorno. A volte sullo schermo di uno smartphone. Qualche volta, se siamo sinceri, anche guardandoci allo specchio.
Perché il denaro può certamente rendere la vita più comoda. Ma il buon gusto, la misura, l’eleganza e la sensibilità appartengono a un patrimonio molto più prezioso, che non compare in nessun conto corrente.
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