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Quell’IA che impara distruggendo i libri

Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica curata da Giorgio Pezzana

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L’intelligenza artificiale, più nota forse come IA, sta imperversando da qualche tempo con promesse di grandi passi avanti per la scienza e per l’umanità. E intorno a questo nuovo “giocattolo” c’è curiosità, ma anche diffidenza, come sempre accade quando si profila all’orizzonte una grossa novità tecnologica che promette mondi nuovi, ma che per il momento ha procurato solo grossi grattacapi.

Credo di poter dire che, sino ad oggi, non vi sia stato un solo malato di cancro terminale salvato grazie all’IA, non una sola guerra è stata sventata grazie all’IA, non un solo bambino nel Terzo Mondo è stato sfamato grazie all’IA. In compenso, il mondo del lavoro vive grandi preoccupazioni poiché, in un futuro non così lontano, molti compiti oggi assolti dall’uomo, potranno essere svolti dai robot, grazie all’IA. Già oggi stiamo ascoltando musica, talvolta anche accattivante, prodotta utilizzando l’IA senza l’ausilio di alcuna creatività umana. Sui social e sui vari canali incrociamo spesso video di grande impatto realizzati con l’IA e sempre più frequentemente utilizzati per imbastire truffe ai danni dei più sprovveduti. E, ultima ma non ultima nell’elenco dei danni che l’IA sta producendo, la distruzione di libri, spesso anche antichi, acquistati a quintali da ignari commercianti che hanno assistito ad improvvise impennate dei loro fatturati, senza sapere che quei libri verranno usati per essere scansionati con l’obiettivo di “addestrare” l’intelligenza artificiale ai vari modelli linguistici e poi saranno distrutti senza alcun riguardo per la conservazione culturale, sacrificati all’altare della più schizofrenica tecnologia. Si tratta talvolta di libri ormai introvabili, rarissimi, dai quali vengono estrapolati i dati da dare in pasto al “mostro” prima della definiva ed irrimediabile distruzione.

Al momento, biblioteche che custodiscono tesori come quella del Santuario di Oropa sono preservate, come lo sono tutte le pubbliche biblioteche ed i patrimoni librari custoditi da privati. Ma per quanto? Quando non vi sarà più chi potrà tutelare quei patrimoni, quale sarà il loro destino?

Il Sole24Ore addita Amazon come primo responsabile di questo scempio, ma forse lo fa soprattutto ricordando che le iniziali fortune di Amazon derivarono proprio dalle vendite di libri che oggi, in quei contesti, trovano ben altri trattamenti. In realtà, la platea che sta cercando di trarre in qualche modo profitto dall’IA è assai più ampia.

Sempre sperando che l’acquisizione di dati dai testi non subisca anche delle manipolazioni per adattarli a scopi e finalità per ora solo intuibili.

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