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Nel “tranquillo” Biellese esplode la ludopatia

Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana

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In questa provincia di Biella, che si continua a volere tranquilla pur se quotidianamente attraversata da vandali che riescono a devastare anche i mezzi per i lavori stradali, ladri che si introducono in appartamenti e negozi, truffatori che raggirano persone anziane, inseguimenti per le strade del centro degne dei più avvincenti film polizieschi americani e spacciatori di droga nei boschetti un tempo luoghi di romantiche passeggiate, si cela un altro vizietto che rivela una deformazione del pensiero sino a non molti anni or sono assai poco biellese.

Si chiama ludopatia ed è la dipendenza dal gioco. Una dipendenza subdola, simile a quella che avvolge tra le sue spire etilisti e tossicodipendenti. Non a caso anche la ludopatia la si combatte in quegli stessi centri deputati alla ricerca di rimedi contro l’uso smodato di alcol e droga. Nel 2025 in Piemonte ed anche nel Biellese si è registrato un incremento di “giocatori”, perlopiù online, pari a poco meno del 20% rispetto all’anno precedente. Un picco altissimo, che potrà far sorridere lo Stato che, anche dal gioco autorizzato, ricava i suoi proventi fiscali, ma che, socialmente, non rappresenta assolutamente un buon segnale. Anche nel Biellese migliaia di persone cercano la fortuna nei “gratta e vinci” ed in altre analoghe diavolerie; c’è gente che ci spende il salario o la pensione. E non sto parlando delle smargiassate di chi, disponendo di grandi ricchezze e di altrettanta propensione alla noia, va a buttare i propri soldi al casinò o in qualche saletta molto privè che odora di poker. Parlo di gente semplice, di gente che spesso sogna di essere ciò che non sarà mai, di persone che sperano vanamente nel “colpaccio” di fortuna per cambiare la loro vita.

Mio padre mi diceva, sin da quando ero piccolissimo, che i soldi per averli occorre guadagnarseli e per guadagnarseli occorre lavorare. Non vi sono strane alchimie, né giochi di prestigio, né “colpi di fortuna”. C’è solo il lavoro. E se il lavoro non c’è, è doppiamente stupido buttare i pochi soldi che si hanno a disposizione nel gioco. Così hanno sempre ragionato i biellesi, per generazioni. Ma evidentemente, ad un certo punto, qualcosa è cambiato. Ed è cambiato così tanto, da non poter più considerare il gioco un “vizietto” di pochi, bensì una vera e propria malattia, la ludopatia appunto, che l’enciclopedia Treccani definisce: “…Disturbo del comportamento caratterizzato dal desiderio compulsivo di tentare la fortuna al gioco…”. Con buone probabilità di rovinarsi.

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