BiellaPausa Caffè
Gli edifici pubblici non sono di chi li gestisce
Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica curata da Giorgio Pezzana
Forse è stato l’effetto di una rarissima congiunzione astrale, o forse la semplice decadenza di un rapporto contrattuale, sta di fatto comunque che palazzo Ferrero, al borgo storico del Piazzo, è tornato ad essere un patrimonio accessibile a tutta la cittadinanza e fors’anche a quelle realtà desiderose di esprimersi in una qualche dimensione artistica.
Non accadeva da decenni, prima per via dell’accordo con Stalker Teatro che di palazzo Ferrero aveva fatto la propria residenza artistica; poi con l’arrivo di E20Progetti e ultimamente di Stile Libero (che di E20Progetti è un’emanazione tradotta in associazione). Un vero e proprio monopolio culturale (ma anche ideologico), un’egemonia ancor meno accettabile, perché sorretta da robuste elargizioni derivanti da svariati enti pubblici in un contesto strutturale che appartiene alla città e quindi a tutti i cittadini.
Non credo che questa sorta di ritrovato libero accesso si protrarrà a lungo; già sento parlare di nuove assegnazioni e, quindi, di nuovi “padroni” poiché quasi sempre, come la storia di palazzo Ferrero ci ha insegnato, la gestione va ben oltre i compiti strettamente… gestionali.
E’ un problema però non circoscritto al solo palazzo Ferrero, purtroppo.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella è proprietaria, sempre al Piazzo, di palazzo Gromo Losa, una struttura bellissima, sapientemente ristrutturata, ma poi… affidata più o meno direttamente, alla gestione dell’Accademia Musicale “Perosi”. Che ne ha progressivamente preso possesso al punto che, anni or sono, rivoltomi alla Fondazione per richiedere la disponibilità della struttura per una manifestazione che si sarebbe esaurita in un paio di serate, mi sentii dire di rivolgermi al direttore dell’Accademia “Perosi”. Quindi, di fatto, avrebbe dovuto essere lui ad autorizzare o meno la concessione dei locali.
E che dire del Teatro Sociale “Villani”? E’ il vero ed unico teatro pubblico di Biella, ma le chiavi sono state consegnate ormai da diversi anni al Contato del Canavese. Ora il teatro è chiuso da tempo per lavori non ben identificati, ma per i quali sembra che occorrerebbe un milione di euro. Prima della chiusura però, era il Contato a stabilire la disponibilità o meno delle serate per eventi che non fossero quelli organizzati da loro. Il Comune di Biella, dunque la città, dunque i cittadini, aveva a disposizione una decina, forse quindici serate all’anno, come se, anziché essere il proprietario della struttura, fosse un affittuario qualunque, anche piuttosto fastidioso. Indubbiamente va dato atto al Contato di organizzare ottime stagioni teatrali, ma forse sarebbe il caso che si limitasse a quelle, riconsegnando per il resto dell’anno le chiavi a palazzo Oropa.
Non è una questione di colori politici, è il concetto di bene pubblico che deve assumere una veste diversa. Una concessione gestionale non può tradursi nel “possesso” di un bene pubblico, con corsie preferenziali per il suo utilizzo stabilite dal gestore. E con eventi affidati alla discrezionalità del gestore stesso.
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