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Biella

Lei non sa chi sono io: Cesare Battisti

La rubrica con cui Edoardo Tagliani racconta i titolari delle vie cittadine

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rubrica tagliani

A lui è dedicato uno dei viali cittadini più noti.

Cesare Battisti nacque il 4 febbraio 1875 a Trento, all’epoca parte dell’Impero Austro-Ungarico. Fin da giovane, mostrò una forte passione per l’idea che il Trentino dovesse unirsi all’Italia. Dopo aver frequentato le università di Graz e Vienna, si trasferì a Firenze, dove nel 1898 conseguì le lauree in lettere e in geografia. Durante gli studi, si avvicinò al socialismo e all’irredentismo.

Nel 1899 fondò la “Rivista Popolare Trentina”, subito censurata dalle autorità austriache. Nonostante tutto, continuò la sua attività giornalistica e politica. Nel 1911 fu eletto deputato a Vienna. Cercò di ottenere maggiore autonomia per la sua regione, ma senza successo.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Battisti sostenne l’intervento dell’Italia contro l’Austria. Si arruolò volontario negli Alpini nonostante fosse ancora cittadino austriaco. Fu catturato sul Monte Corno, il 10 luglio 1916. Processato per alto tradimento, venne condannato a morte e giustiziato per impiccagione 48 ore dopo, nel Castello del Buonconsiglio a Trento.

Oltre al suo impegno politico che sfociò poi in quello militare, ciò che probabilmente contribuì a fare di Battisti un martire capace di infiammare le coscienze, fu anche la modalità della sua esecuzione.

Chiese al giudice di non essere impiccato, ma fucilato, per rispetto alla divisa che indossava. Non solo il privilegio gli venne negato, ma dal momento che aveva citato l’uniforme, gliela tolsero e gli fornirono un abito frusto: giacca e pantaloni a quadri grigi di parecchie taglie più grandi della sua. E un berretto da operaio. Come non bastasse, il boia usò dapprima una corda sottile, che si spezzò dopo aver quasi soffocato Battisti. Quindi procedette con una “seconda” esecuzione. Il corpo del condannato, vestito in modo tragicamente derisorio, venne esposto in pubblico e immortalato dai fotografi tra una piccola folla sorridente.

Lo scrittore Karl Kraus, nella sua opera Gli ultimi giorni dell’umanità (1922) scrisse: “Non solo lo abbiamo impiccato, ma ci siamo anche messi in posa (…) Il particolare effetto della nostra mostruosità è che quella propaganda nemica (…) non ha nemmeno avuto bisogno di fotografare i nostri misfatti perché, con sua grande sorpresa, ha trovato le nostre fotografie”.

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1 Commento

1 Commento

  1. Ardmando

    27 Febbraio 2025 at 18:34

    E c’è chi lo confonde con il criminale comunista

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