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Biella e l’enigma delle Province: perché il “Secondo Livello” ha allontanato i cittadini dal potere

La nuova versione de “Il Dardo”, la rubrica di Guido Dellarovere

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Esiste un fantasma istituzionale che si aggira tra le valli biellesi e le pianure del riso: la Provincia. Un ente che tutti sanno esistere, di cui si vedono i simboli sulle strade e sulle scuole, ma che per la stragrande maggioranza dei cittadini è diventato un oggetto misterioso, quasi astratto. Il motivo ha un nome preciso: la Riforma Delrio (Legge 56/2014).

Il paradosso del “Secondo Livello”, da oltre un decennio, le elezioni provinciali a Biella non sono più un appuntamento nell’agenda degli elettori. Sono diventate elezioni di “secondo livello”. Questo significa che i cittadini non ricevono più la scheda elettorale; a votare sono solo i sindaci e i consiglieri comunali del territorio. Il risultato è un profondo scollamento democratico. Sebbene la riforma puntasse a trasformare le Province in “enti di area vasta” snelli e quasi invisibili, la realtà dei fatti è ben diversa. Il Presidente della Provincia di Biella continua a esercitare un potere decisionale enorme su temi che impattano quotidianamente la vita dei biellesi: – Edilizia Scolastica: La gestione e la sicurezza delle scuole superiori. – Viabilità: La manutenzione di centinaia di chilometri di strade provinciali. – Ambiente: La pianificazione del ciclo dei rifiuti e la tutela del territorio.

Nonostante questo peso politico, il popolo è stato escluso dal processo decisionale. Il Presidente non risponde più direttamente ai cittadini, ma a logiche di equilibrio tra i partiti e i campanili dei 74 comuni del Biellese.

L’illusione dell’abolizione, la narrazione che accompagnò la Riforma Delrio suggeriva che le Province fossero rami secchi da tagliare per risparmiare. Ma le Province non sono mai state abolite. Sono rimaste lì, con le loro competenze cruciali, ma private di risorse adeguate e, soprattutto, di legittimazione popolare. A Biella, questo si traduce in una percezione di “politica per addetti ai lavori”, quando si vota a Palazzo di via Q. Sella o nelle altre sedi comunali per eleggere il Presidente del Consiglio Provinciale, il cittadino medio spesso non sa nemmeno che si stia svolgendo una consultazione. Questo disinteresse non è pigrizia, ma la diretta conseguenza di una norma che ha tolto lo scettro dalle mani del popolo per consegnarlo a una ristretta cerchia di amministratori.

Il ritorno al Suffragio Universale: una necessità democratica, oggi, il dibattito sulla necessità di superare la Delrio è più vivo che mai. È fondamentale che le Province tornino a essere espressione diretta dei cittadini. Restituire il voto ai biellesi per l’elezione del Presidente e del Consiglio non è un capriccio nostalgico, ma una questione di trasparenza e responsabilità.

Chi decide come spendere i fondi per la manutenzione della superstrada o per il riscaldamento di un liceo deve essere giudicato dagli utenti di quei servizi. Il suffragio universale garantirebbe: – Maggiore controllo sociale: Gli eletti tornerebbero a rispondere del loro operato davanti a tutto l’elettorato. – Pianificazione strategica: Un Presidente eletto dal popolo avrebbe un mandato politico più forte per negoziare con Regione e Governo. – Riconnessione territoriale: Ridarebbe dignità a un ente che funge da “casa dei Comuni”, soprattutto per i piccoli centri montani del Biellese che oggi si sentono spesso isolati.

Le elezioni di secondo livello hanno trasformato la Provincia in un condominio tra sindaci. Ma Biella ha bisogno di una guida autorevole e democraticamente investita. È tempo di ammettere che la riforma del 2014 ha fallito l’obiettivo della semplificazione, producendo solo un deficit di democrazia. Le Province devono tornare al centro, e con esse, la voce dei cittadini.

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