Idee & Consigli
Finito lo sconto sulle accise, il gasolio sale e la benzina scende: perché la pompa non segue il barile
Chi ha fatto il pieno in questi giorni tra Biella, Cossato e la Valle Elvo ha notato un fenomeno curioso: la benzina è scesa di qualche millesimo, il gasolio è salito. Il 6 ottobre il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato che lo sconto sulle accise era scaduto, in attesa di nuove misure contro il caro carburanti. Tre giorni dopo, venerdì 9 ottobre, il prezzo medio self sulla rete stradale nazionale era di 2,035 euro al litro per la benzina e di 2,258 euro per il gasolio. In autostrada si saliva a 2,046 e 2,281 euro. Il 2 ottobre la benzina self costava ancora 2,064 euro: in una settimana è calata di quasi tre centesimi, mentre il diesel è rimasto sostanzialmente fermo sopra quota 2,25.
Per una provincia dove si va al lavoro in auto, dove la linea ferroviaria verso Novara chiude a intermittenza per lavori e dove il tessile vive di spedizioni, quei centesimi hanno un peso concreto. Ma per capire che cosa aspettarsi nelle prossime settimane bisogna guardare al meccanismo che collega il barile di greggio al distributore.
Il petrolio è sopra 100, eppure la benzina scende
La prima osservazione riguarda il greggio. Nella prima settimana di ottobre il Brent con consegna a dicembre ha oscillato attorno a quota 100 dollari: 99,70 alla chiusura del 2 ottobre, 100,77 nella mattina del 6, 98,34 nel pomeriggio dello stesso giorno, 101,32 il 7. Eppure la benzina alla pompa è calata. Il motivo è che il prezzo dei carburanti non dipende solo dal greggio, ma soprattutto dal prezzo del prodotto raffinato sui mercati all’ingrosso del Mediterraneo. La differenza tra il valore di un barile di greggio e quello dei prodotti che se ne ricavano si chiama crack spread, ed è il margine che remunera la raffinazione.
Nel 2026 questo margine si è comportato in modo molto diverso per benzina e gasolio. Il conflitto in Medio Oriente ha colpito le raffinerie del Golfo e ridotto le esportazioni di prodotti finiti verso l’Europa, che già prima importava parte del suo diesel. L’Agenzia internazionale dell’energia, nel rapporto dell’11 settembre, ha stimato che ad agosto le esportazioni di prodotti raffinati e Gpl dai Paesi del Golfo erano ancora circa 3,7 milioni di barili al giorno sotto i livelli di febbraio. Il risultato è un gasolio strutturalmente scarso e quindi caro, anche quando il greggio rallenta.
Il ritardo tra barile e distributore
La seconda osservazione riguarda i tempi. Tra l’acquisto di un carico di greggio, la raffinazione, lo stoccaggio nei depositi e la vendita al distributore passano settimane. I listini dei grossisti si aggiornano di solito a cadenza quotidiana sulla base delle quotazioni internazionali dei prodotti, ma i gestori vendono carburante comprato in precedenza. Per questo le variazioni del greggio arrivano alla pompa con un ritardo che gli economisti stimano in genere tra una e tre settimane.
C’è poi un’asimmetria che da anni alimenta polemiche: secondo diversi studi, i rialzi tendono a trasferirsi più rapidamente dei ribassi. Chi segue l’andamento del prezzo petrolio per capire quando conviene fare il pieno deve quindi tenere conto che un calo del Brent oggi può farsi sentire, se si fa sentire, solo dopo qualche settimana.
Il peso fisso delle tasse
La terza osservazione riguarda il fisco. Con le accise uniformate dal 1° gennaio 2026 a 672,90 euro ogni mille litri per entrambi i carburanti, e con l’Iva al 22% calcolata sopra, una parte consistente del prezzo finale non dipende dal mercato. Questo attenua le oscillazioni percentuali: un calo del 10% del costo industriale si traduce in una riduzione molto più contenuta del prezzo finale. Lo sconto sulle accise, quando è in vigore, funziona al contrario: abbassa direttamente la parte fissa e quindi si vede subito sul cartello. La sua scadenza spiega buona parte del rialzo del gasolio nei primi giorni di ottobre.
Che cosa significa per il Biellese
Per un pendolare che percorre ogni giorno sessanta chilometri tra andata e ritorno con un’auto diesel che consuma sei litri ogni cento chilometri, la differenza tra 2,10 e 2,26 euro al litro vale circa 20 euro al mese. Per un’azienda tessile che spedisce filati e tessuti in Italia e all’estero, il conto passa dai listini dei trasportatori, che negli ultimi mesi hanno applicato con più frequenza il cosiddetto adeguamento carburante, una maggiorazione legata al prezzo medio del gasolio. È un costo che si somma a quello dell’energia, tornato al centro delle preoccupazioni di molte imprese della provincia, già alle prese con crisi aziendali come quella che coinvolge i dipendenti di Orso Blu.
Gli appuntamenti da seguire
Nelle prossime settimane il quadro dipenderà da tre fattori. Il primo sono le decisioni del governo su eventuali nuove riduzioni delle accise, annunciate come possibili ma non ancora definite. Il secondo è il mercato internazionale del gasolio, dove il 9 ottobre è arrivata una novità: gli Stati Uniti hanno sospeso per sei mesi le sanzioni sul diesel russo dopo un accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin, una mossa che potrebbe aumentare l’offerta globale di prodotto raffinato. Il terzo è il greggio: a metà ottobre l’IEA pubblicherà il nuovo rapporto mensile, e il 1° novembre si riunirà il gruppo dei sette Paesi OPEC+ che decide le quote, dopo aver confermato il 4 ottobre la produzione invariata per novembre.
I prezzi medi aggiornati ogni giorno dall’Osservatorio del ministero restano lo strumento più semplice per verificare quanto delle oscillazioni internazionali arrivi davvero nella provincia. Il confronto tra il dato nazionale e i prezzi esposti nei distributori della zona dice molto anche sulla concorrenza locale.
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook
Contenuto sponsorizzato

