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Le case di riposo funzionano sempre meno per gli anziani

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Mani di persona anziana
Mani di persona anziana (© Alexas Fotos - Unsplash)

Negli ultimi anni, sempre più famiglie si trovano davanti a una scelta difficile: come garantire sicurezza e assistenza ai propri anziani senza compromettere la loro autonomia. La risposta più immediata, spesso, è la casa di riposo. Eppure, questa soluzione – un tempo considerata naturale – oggi mostra sempre più limiti. Non solo economici, ma soprattutto umani.

Sempre più studi e testimonianze indicano che l’istituzionalizzazione precoce accelera il declino fisico e cognitivo, mentre soluzioni alternative come l’adattamento dell’abitazione (ad esempio con i migliori montascale) permettono all’anziano di rimanere attivo, lucido e inserito nella propria quotidianità.

La perdita di autonomia come primo effetto collaterale

Entrare in una casa di riposo non significa solo cambiare indirizzo. Per molti anziani equivale a rinunciare a ritmi, spazi e abitudini costruite in una vita intera. Orari dei pasti imposti, attività standardizzate, stanze condivise o comunque estranee: tutto concorre a ridurre progressivamente il senso di controllo sulla propria esistenza.

L’autonomia, che è uno dei principali fattori di benessere psicologico nella terza età, viene spesso compressa. Anche quando le strutture sono di qualità, il modello resta assistenziale e non abilitante.

Invecchiamento più rapido e isolamento emotivo

Diversi studi hanno evidenziato come l’allontanamento dal proprio contesto abitativo possa accelerare l’invecchiamento. La perdita di stimoli, il minor coinvolgimento nelle decisioni quotidiane e la riduzione delle relazioni significative portano spesso a un peggioramento dello stato cognitivo.

Non è raro che anziani perfettamente lucidi, una volta inseriti in strutture residenziali, mostrino nel giro di pochi mesi segni di apatia, depressione o disorientamento. Il problema non è la mancanza di cure, ma l’assenza di una vita realmente “propria”.

Sempre più famiglie stanno rivalutando una strada diversa: mantenere l’anziano nella propria casa, adattandola alle nuove esigenze di mobilità e sicurezza. Scale interne, dislivelli e barriere architettoniche sono spesso il vero ostacolo alla permanenza domestica, non l’età in sé.
Intervenire sull’ambiente, anziché spostare la persona, consente di preservare memoria, orientamento e autonomia decisionale. Restare nella propria casa significa continuare a riconoscere gli spazi, mantenere relazioni di vicinato e sentirsi ancora parte attiva della comunità.

La casa come fattore di benessere cognitivo

La familiarità degli ambienti ha un impatto diretto sulla salute mentale. Sapere dove si trovano gli oggetti, muoversi in spazi conosciuti, mantenere piccole routine quotidiane (preparare il caffè, affacciarsi alla finestra, salire al piano superiore) contribuisce a mantenere il cervello attivo.
Secondo numerosi approfondimenti pubblicati anche su testate nazionali come la Repubblica, l’invecchiamento attivo passa prima di tutto dalla possibilità di continuare a “fare”, non solo di essere assistiti.

Uno degli interventi più efficaci per rendere una casa sicura e accessibile è l’eliminazione delle barriere architettoniche verticali. Le scale, spesso, diventano il confine invisibile che costringe un anziano a limitare la propria vita a un solo piano dell’abitazione.

Un ausilio per la mobilità permette invece di utilizzare l’intera casa senza rischi, evitando cadute e riducendo la dipendenza da terzi. Questo tipo di adattamento non solo migliora la sicurezza, ma rafforza anche l’autostima e la percezione di autosufficienza.

Anche il territorio lo sta capendo

Il tema dell’invecchiamento attivo è sempre più presente anche nel dibattito locale. Negli ultimi anni, La Provincia di Biella ha più volte affrontato il tema dell’assistenza agli anziani e delle soluzioni alternative alla residenzialità, come riportato in diversi approfondimenti dedicati al welfare e ai servizi alla persona.

Il territorio, con una popolazione mediamente più anziana rispetto ad altre aree, è spesso laboratorio naturale di nuovi modelli di assistenza domiciliare.

Scegliere di non mandare subito un genitore o un nonno in casa di riposo non significa negare il bisogno di aiuto. Significa, piuttosto, ripensarlo. Assistenza domiciliare, adattamenti strutturali e tecnologie per la mobilità consentono di costruire un equilibrio sostenibile, spesso anche più economico rispetto a una struttura residenziale.

Ma soprattutto, permettono all’anziano di sentirsi ancora protagonista della propria vita.

Vivere più a lungo, ma soprattutto meglio

Il punto non è demonizzare le case di riposo, che restano necessarie in molte situazioni di non autosufficienza grave. Il vero tema è evitare che diventino una soluzione automatica, adottata per comodità o mancanza di alternative.
Dove possibile, investire sull’autonomia abitativa significa rallentare l’invecchiamento, preservare la dignità e migliorare la qualità della vita. Perché vivere più a lungo ha senso solo se si continua, davvero, a vivere.

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