Idee & Consigli
Caduta autunnale dei capelli: da cosa dipende e come prendersene cura
Nelle prime settimane autunnali la spazzola raccoglie visibilmente più capelli del solito e la perdita quotidiana si fa più consistente rispetto ai mesi estivi. Il fenomeno interessa una quota molto ampia della popolazione adulta e si ripresenta ogni anno con una regolarità che la tricologia, la disciplina che studia i capelli e il cuoio capelluto, misura da tempo.
La reazione più comune consiste nel cercare una causa recente: un cambio di prodotto, l’acqua di una località di vacanza, il ritorno ai ritmi consueti. La spiegazione, invece, sta altrove. Il capello che cade a settembre ha smesso di crescere mesi prima, mentre l’estate ha lasciato sul cuoio capelluto condizioni che rendono la perdita più evidente rispetto a quanto sarebbe stata in un’altra stagione.
Una caduta che segue il bioritmo naturale
Il fenomeno delle cadute concentrate durante i cambi di stagione prende il nome di effluvium stagionale ed è del tutto fisiologico. Per comprenderlo appieno, è necessario conoscere il meccanismo che porta alla produzione dei capelli.
Il follicolo pilifero è una piccola cavità della pelle in cui si forma la radice, e i circa centomila follicoli distribuiti sulla testa non procedono all’unisono: ciascuno segue un proprio calendario, e in qualsiasi momento sulla stessa testa convivono follicoli in piena attività e follicoli fermi.
L’attività si articola in una lunga fase produttiva e in una pausa. Nel periodo produttivo, che gli specialisti chiamano anagen, la radice sintetizza cheratina, la sostanza proteica che costituisce il fusto, e il capello guadagna lunghezza per anni. Nella pausa, chiamata telogen, la sintesi si interrompe e quel capello viene sostituito nell’arco di circa tre mesi. Su un cuoio capelluto in buone condizioni la ripartizione vede circa il 90% dei follicoli nel periodo produttivo e il restante 10% in pausa.
Questa proporzione varia nel corso dell’anno. Le rilevazioni tricologiche individuano nel mese di luglio la quota più alta di follicoli entrati nella fase di riposo, con un secondo picco meno pronunciato tra marzo e aprile. Dato che tra l’ingresso nel riposo e il distacco passano all’incirca cento giorni, la conseguenza diventa visibile in autunno. A cadere sono quindi capelli giunti al termine del proprio percorso e destinati a essere sostituiti da quelli in crescita.
Il conto dell’estate si presenta sulla cute
Oltre al normale alternarsi di produzione e riposo, la caduta che si osserva in autunno può essere ulteriormente condizionata dall’andamento dell’estate.
L’esposizione ai raggi UV nei mesi più caldi dell’anno può infatti provocare sulla cute un danno ossidativo, cioè la produzione di molecole instabili che aggrediscono le cellule con cui vengono a contatto, e l’infiammazione che ne deriva raggiunge i tessuti che circondano il follicolo, ostacolando la microcircolazione che porta nutrimento alla radice. Chi ha protetto la pelle del viso per settimane lasciando la riga dei capelli scoperta per ore ha esposto all’irraggiamento una superficie che si difende molto meno di quanto si creda.
Sul fusto già cresciuto l’estate lascia un altro tipo di segno. Il sole, la salsedine e il cloro della piscina disidratano la fibra e ne consumano lo strato superficiale, con il risultato che il capello diventa più secco, più ruvido e più facile da spezzare. Il danno riguarda la parte visibile della chioma e non il follicolo, ma incide sulla percezione della caduta: su lunghezze opache e assottigliate lo stesso numero di capelli persi risalta molto più che su una chioma in buone condizioni.
La prevenzione comincia dalla detersione
Sul ritmo con cui i follicoli entrano in riposo non è possibile intervenire, mentre lo stato del cuoio capelluto si può migliorare. Si tratta di un aspetto fondamentale perché è lì che si formano i capelli destinati a sostituire quelli caduti: una pelle pulita, non irritata e ben irrorata sostiene il lavoro del follicolo nella fase in cui riparte.
In questa fase, è quindi importante utilizzare appositi shampoo anticaduta, al giorno d’oggi disponibili anche online grazie alla presenza di e-commerce specializzati come Hair Gallery, che propone una ricca selezione in grado di rispettare le specificità di ogni genere di capello.
La loro azione detergente contribuisce a rimuovere l’accumulo di sebo e sudore preservando la barriera protettiva della cute, e insieme a veicolare sostanze che intervengono sul microcircolo, cioè sulla circolazione nei vasi più piccoli, quelli che portano nutrimento alla radice.
Naturalmente, è importante prestare attenzione anche alla frequenza dei lavaggi e alla temperatura dell’acqua. Una detersione regolare mantiene la cute libera dai residui che si accumulano tra un lavaggio e l’altro, mentre l’acqua tiepida preserva il film lipidico, il sottile strato di grassi che riveste la pelle e la protegge dalla disidratazione, laddove le temperature elevate lo assottigliano e stimolano una produzione di sebo più abbondante nelle ore successive.
Cosa completa la cura nelle settimane della ripresa
Il primo elemento da considerare riguarda i tempi. Il ciclo del capello si misura in mesi, quindi i risultati di una routine si costruiscono di settimana in settimana e la continuità conta più dell’intensità del singolo gesto: una detersione mirata mantenuta per l’intera stagione produce effetti che nessun trattamento isolato può eguagliare.
Accanto alla pulizia si colloca la cura della fibra, che dopo l’estate ha bisogno di essere riportata in condizione. Un trattamento nutriente applicato sulle lunghezze una volta a settimana restituisce compattezza alla parte danneggiata dal sole, mentre i prodotti senza risciacquo, che restano sul capello dopo il lavaggio, proteggono le punte durante l’asciugatura e riducono l’attrito nella spazzolatura, che sulla fibra indebolita produce più rotture del consueto.
Pesano infine le abitudini quotidiane. Districare partendo dalle punte e risalendo verso le radici, asciugare con il phon a temperatura moderata tenendolo a distanza dalla cute, riservare i trattamenti tecnici più impegnativi, come decolorazioni e permanenti, alle settimane in cui la caduta rientra nei livelli ordinari sono accorgimenti che accompagnano la ripresa senza sovraccaricare la chioma nel momento in cui è più sollecitata.
La caduta autunnale è un fenomeno destinato a rientrare da sé nell’arco di poche settimane. Il tempo dedicato alla cura del cuoio capelluto in questo periodo non serve dunque a fermarla, bensì a preparare il terreno alla ricrescita, perché è dalla condizione della pelle che dipende il vigore dei capelli pronti a sostituire quelli caduti.
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