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Nel 2025 calano le imprese biellesi, ma non è stato il disastro temuto

Il -0,41% è il dato peggiore in regione, però rispetto alla prima parte dell’anno niente tracollo

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nel 2025 calano le imprese biellesi

Nel 2025 calano le imprese biellesi, ma non è stato il disastro temuto.

Lo scorso anno il Piemonte è tornato ad alzare la testa. Poco, ma sembra risollevarsi. Dopo il segno meno del 2024, il saldo tra imprese nate e imprese morte torna positivo: 22.782 iscrizioni contro 21.548 cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio).

Il risultato è un +1.234 che rimette la regione sopra la linea di galleggiamento e porta il tasso di crescita a +0,29%. Dodici mesi prima era -0,09%. Non è un boom, è una convalescenza. Ma almeno il paziente ha smesso di peggiorare.

Nel 2025 calano le imprese biellesi, ma non è stato il disastro temuto

Tra i pazienti sotto osservazione c’è anche Biella. Che se è vero che nel corso dell’intero 2025 segna la perdita più grave a livello regionale con – 0,41%, dall’altra parte rispetto ai dati iniziali non registra un tracollo.

Il +0,29% regionale nasce da un equilibrio fragile tra comparti che crescono e comparti che arretrano. A spingere sono tre settori: servizi (+1,96%), turismo (+0,54%), costruzioni (+0,23%). Sono loro a sostenere il consolidamento della base imprenditoriale. Dall’altra parte c’è la zavorra dei settori storici: industria in senso stretto (-0,89%), commercio (-1,13%), agricoltura: -2,11%.

Molto male commercio e agricoltura

Il commercio e l’agricoltura mostrano i segnali di sofferenza più evidenti. La manifattura continua a ridursi. È il rovesciamento della narrazione classica del Piemonte industriale. La composizione dello stock per settore, a fine 2025, è altrettanto eloquente. Altri servizi 31,5%, commercio 21,4%, costruzioni 15,5%, agricoltura 11,0%, industria 9,2%, turismo 7,0%, non classificati 4,4%. Il baricentro si è già spostato.

Il dato regionale positivo esiste perché tre province compensano le difficoltà di tutte le altre. A trainare sono: Novara +0,66%, Torino +0,60%, Cuneo +0,11%. Tutto il resto arretra: Vco -0,19%, Alessandria -0,33%, Vercelli -0,33%, Asti -0,37%, Biella -0,41%. Senza Torino e Novara, il 2025 sarebbe stato un altro anno in rosso.

Il peso delle province sul totale regionale è altrettanto indicativo. Torino vale da sola il 53,0% dello stock, Cuneo 15,4%, Alessandria 9,1%, Novara 7,0%, Asti 5,1%, Biella 3,8%, Vercelli 3,5%, Vco 2,9%. La concentrazione è evidente.

Unioncamere parla di “resilienza”

I numeri raccontano qualcosa di più netto. Nel 2025 nascono 104 imprese in meno rispetto al 2024 (-0,5%). Ma ne chiudono 1.720 in meno (-7,4%). È questa differenza a generare il saldo positivo. Non è un’esplosione di nuove iniziative: è un rallentamento delle chiusure.

Il Piemonte cresce perché smette di perdere imprese al ritmo dell’anno precedente, mentre si trasforma nella sua struttura interna. Meno micro-impresa, più società di capitale. Meno industria, commercio e agricoltura, più servizi, turismo e costruzioni. Meno provincia diffusa, più poli territoriali forti che tengono in piedi l’insieme. Il +0,29% non racconta una ripartenza. Racconta che questa trasformazione, per ora, sta in equilibrio. E che il Piemonte del 2025 è già diverso da quello che eravamo abituati a descrivere.
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