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Il tribunale sentenzia il fallimento della Brandamour spa

Si conclude così la breve storia imprenditoriale della società

Il tribunale sentenzia il fallimento della Brandamour spa

La Brandamour spa di Valdilana è fallita. Lo ha sentenziato il tribunale di Biella lo scorso 17 luglio. Si conclude così la breve storia imprenditoriale della società che aveva riunito in un unico marchio il Lanificio Fratelli Ormezzano, specializzato in tessuti di alta gamma, la Luigi Botto, che produceva tessuti pregiati in lana, seta e cashmere, entrambe marchi storici del comparto tessile biellese, e l’iconico marchio di moda maschile d’Avenza. Una storia quella della Brandamour molto breve. Solamente nel gennaio 2017 il nuovo gruppo celebrava l’apertura di propri showroom non solo in corso Venezia a Milano ma anche a New York nella prestigiosa Fifth Avenue.
Con la sentenza di fallimento è stato nominato il curatore nella persona di Ivano Pagliero con studio a Torino a cui è affidato il compito di stilare lo stato passivo della società.
Da segnalare che nella lista dei creditori richiedenti che hanno portato alla sentenza c’è la stessa Brandamour spa che ha così scelto l’autofallimento. Secondo quanto stabiliscono le norme la procedura di autofallimento può essere avviata da chiunque si trovi nella impossibilità di far fronte a un indebitamento eccessivo. Inoltre, gli imprenditori devono dimostrare di non essere riusciti a raggiungere alcun tipo di accordo con i creditori e sono anche obbligati ad avere a disposizione una certa somma che serve ad anticipare i costi che la procedura fallimentare comporta. Insomma una circostanza più favorevole delle classiche situazioni fallimentari.
In attesa dei prossimi passaggi, la Brandamour spa era stata creata da Need srl e Hermitage Investment per puntare al segmento più nobile della produzione sartoriale italiana. L’idea era di due giovani imprenditori biellesi, Nicolò Caneparo e Matteo Tempia Valenta, con il pallino della tradizione e una missione: riportare agli antichi splendori marchi del Made in Italy messi in difficoltà dalla crisi economica.
Brandamour, dal soprannome di un bisnonno di Matteo Tempia Valenta, riuniva nella stessa società il Lanificio Fratelli Ormezzano e la Luigi Botto, entrambe precedentemente acquisiti da Need Srl e si era successivamente arricchita dell’etichetta d’Avenza che in passato aveva vestito Gianni Agnelli, Ronald Reagan e Vladimir Putin ma era rimasto nell’immaginario collettivo per il cappotto cammello indossato con il bavero rialzato da Marlon Brando in “Ultimo tango a Parigi”.
L’iniziativa imprenditoriale aveva ottenuto l’appoggio del fondo d’investimento Hermitage Investment Group, con sede a Dubai, con un investimento di 6,5 milioni di euro.
«L’operazione- aveva dichiarato all’epoca lo stesso Matteo Tempia Valente – è stata ideata per consentire un ulteriore sviluppo delle attività manifatturiere nel tessile grazie a due eccellenze come Fratelli Ormezzano e Luigi Botto, e per sviluppare e diffondere gli esclusivi prodotti sartoriali di gusto italiano di cui d’Avenza è da sempre icona. Siamo lieti di questa partnership con Hermitage in quanto, oltre a disporre dell’eccellenza industriale e delle risorse finanziarie necessarie a sostenere la crescita, abbiamo ora anche il contributo delle forti professionalità che Hermitage esprime».
Per quanto riguarda la sorte dei circa 100 dipendenti, la vicenda Brandamour rientra nell’accordo tra Regione, sindacati e Intesa San Paolo che prevede l’anticipo delle indennità di cassa integrazione straordinaria in attesa dell’erogazione dei fondi da parte dell’Inps.
L’accordo garantisce ai lavoratori e alle lavoratrici una copertura economica nel corso dei sette mesi che l’Inps potrebbe impiegare per corrispondere le indennità di cassa integrazione, nei casi in cui l’impresa non sia in grado di provvedere direttamente. Intesa Sanpaolo provvede all’anticipo della retribuzione netta mensile fino a 874 euro, per un periodo massimo di sette mesi e con un tetto massimo di 6.500 euro, senza alcun interesse o spesa aggiuntiva. La Regione Piemonte si fa carico del pagamento degli interessi correlati all’apertura del conto corrente sul quale è versato l’anticipo della cassa integrazione.

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