BiellaCronaca
“Sul Monte Barone i volontari Aib hanno dato tutto. Mi piangeva il cuore all’idea di non essere lì con loro”
Intervista a Rodolfo Gilardi, ispettore provinciale Aib, che nei giorni del rogo ha dovuto seguire le operazioni da casa, essendo stato recentemente sottoposto a un intervento chirurgico
Oltre due settimane di incendio, quasi 2mila ettari di territorio bruciati e centinaia di volontari impegnati giorno e notte per contenere le fiamme. A pochi giorni dallo spegnimento dell’incendio che ha devastato il Monte Barone e la Valsessera, Rodolfo Gilardi, ispettore provinciale del Corpo Aib per Biella, traccia un primo bilancio dell’emergenza e prova a guardare anche alle cause e alle lezioni da imparare.
Gilardi, partiamo dal bilancio. Quanta superficie è stata interessata dall’incendio?
«Quasi 2 mila ettari. È stato un incendio molto importante, che ha richiesto un impegno enorme da parte di tutti».
Quali sono state le cause?
«Tutto è partito da un fulmine, ma sicuramente la siccità ha avuto un ruolo importante. Abbiamo avuto mesi con pochissime precipitazioni e questo ha reso prati e boschi asciuttissimi. È un elemento che ha avuto un peso determinante nella propagazione delle fiamme».
Più in generale, non c’è anche una questione di manutenzione del territorio?
«Certo, parlando in generale ci sono tante zone boschive che non sono più curate come una volta. Abbiamo boschi sporchi e piste tagliafuoco che non vengono pulite. Basta andare a vedere la zona di Sostegno dove anni fa si verificò un enorme incendio: le piante e i residui vegetali caduti sono ancora lì. I nostri boschi sono pieni di grandi quantità di materiale secco che, in condizioni di forte siccità, possono trasformarsi in combustibile per le fiamme».
Negli ultimi anni sono aumentati anche gli incendi provocati dai fulmini?
«Sì, ed è una cosa abbastanza nuova. Come se non bastassero i piromani, ultimamente ci si mettono pure i fulmini… Abbiamo avuto diversi incendi causati proprio da scariche elettriche e prima succedeva più raramente. Anche questo fenomeno si verifica più spesso proprio a causa della siccità».
Durante l’incendio del Monte Barone non sono mancati gli interventi dei mezzi aerei, ma la contemporanea presenza di numerosi roghi in Piemonte e nel resto d’Italia ha reso tutto più complicato…
«A livello nazionale c’erano tantissimi incendi e i mezzi sono stati mandati dove c’era più urgenza in quel momento. Anche in Piemonte avevamo diverse emergenze contemporaneamente, inevitabilmente è stato necessario distribuire i mezzi. Vengono fatte tante valutazioni, per esempio sulla presenza di case o altri immobili vicino alle aree che stanno bruciando. Quando hai tanti incendi contemporaneamente, devi gestire i mezzi in base alle situazioni più urgenti. Cosa sarebbe utile per rendere più efficaci gli interventi? Forse dovrebbero esserci più elicotteri a disposizione per zone come le nostre, perché possono fare lanci più mirati rispetto ai Canadair. Naturalmente l’elicottero è un aiuto, detto ciò è sempre fondamentale avere persone a terra».
E l’Aib di persone ne ha messe a disposizione parecchie per dare manforte alle squadre dei vigili del fuoco.
«Complessivamente, durante le operazioni sul Monte Barone, sono stati coinvolti 339 volontari, con 128 mezzi e due autobotti Aib. Tutti hanno dato il massimo, uno di loro ha anche accusato un malore; probabilmente è stato un colpo di calore o un calo di pressione. È stato portato in ospedale per alcuni controlli, ma fortunatamente stava bene ed era già a casa la sera. In generale, tutti loro hanno fatto un grandissimo lavoro, non si sono mai risparmiati e ci tengo a ringraziare davvero tutti. E ringrazio di cuore anche le squadre venute ad aiutarci da fuori provincia, da Novara, Torino e Vercelli. Io purtroppo sono stato operato da poco e questa volta non ho potuto dare il mio contributo, mi piangeva il cuore all’idea di non essere lì con loro».
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