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Cronaca

Rimborsopoli, Lorenzo Leardi nei guai per 3mila euro di pasti

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Ammontano a poco meno di 3mila euro le spese contestate a Lorenzo Leardi nell’ambito dell’inchiesta “Rimborsopoli bis”, che vede coinvolti 31 ex consiglieri regionali piemontesi. Nei giorni scorsi l’ex segretario provinciale di Forza Italia ha ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini. Ora avrà venti giorni di tempo per presentare il proprio memoriale difensivo e la documentazione delle spese sostenute.
Il reato ipotizzato dalla Procura di Torino per gli indagati è quello di peculato: i fondi destinati ai gruppi consiliari sarebbero stati utilizzati irregolarmente.

Il periodo preso in considerazione è quello che va dal 2008 al 2010, quando il governatore era Mercedes Bresso.
Come sempre, Leardi non ha problemi a commentare la vicenda: «Abbiamo venti giorni per presentare ulteriori specifiche – spiega – ed è quello che faremo. L’importo che mi viene contestato è molto basso, si tratta di spese per la ristorazione. All’inizio la cifra sotto la lente d’ingrandimento era di 9mila euro. La maggior parte sono già state “giustificate”, ora si parla di circa 3mila. Conto di riuscire a dimostrare anche queste e di uscirne».

L’esponente forzista si dichiara tranquillo: «Questa inchiesta la sto vivendo abbastanza serenamente. Oltretutto, dei 31 ex consiglieri regionali coinvolti, sono quello al quale viene contestato l’importo minore».

Verrà richiesta l’archiviazione, invece, per l’altro ex consigliere regionale – all’epoca tra le fila del Partito democratico – Wilmer Ronzani, così come per altri diciassette indagati.

Nel frattempo rimane aperta l’altra partita, identica, ma relativa al periodo in cui in Regione governava il leghista Roberto Cota. Dopo un’assoluzione in primo grado, in appello la sentenza è stata ribaltata e tutti gli imputati sono stati condannati. La pena inflitta a Leardi è di due anni e quattro mesi. Ma sulla vicenda pende ancora il ricorso in Cassazione.

Comunque vada a finire, Leardi ha deciso di rimanere politicamente fermo ai box, senza alcun incarico, fino all’epilogo di questa storia: «Finché non si chiuderà questa cosa, continuerò a dare una mano a Forza Italia, all’interno del partito, ma niente di più».

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