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Questo è mio figlio Gabriele morto a 11 anni. Vergogna

Lo sfogo del padre

Questo è mio figlio Gabriele morto a 11 anni. Vergogna

Le polemiche sulla sentenza del caso del forno crematorio di Biella, conclusosi con un patteggiamento, non accennano a diminuire. Ma questa volta il confronto non è più giuridico, tra magistrati e avvocati com’era accaduto nelle ore successive al processo. Nel dibattito interviene il padre di una vittima, Fabrizio Demaria, il cui bellissimo figlio, Gabriele, è morto due anni fa all’età di soli 11 anni, 10 mesi, 28 giorni e due ore. Lo ha fatto con un post pubblicato su facebook rivolgendosi direttamente al Procuratore del tribunale di Biella e agli avvocati che componevano il collegio difensivo. Lo scontro riguarda nuovamente i commenti sulla presenza dei famigliari delle vittime davanti al tribunale, nel corso dell’udienza svoltasi la scorsa settimana, presenza ritenuta non consona – esattamente “fuori luogo” per utilizzare le parole del Procuratore della Repubblica di Biella – allo svolgimento di un processo: «Questa è la foto di mio figlio Gabriele – ha scritto sulla propria pagina facebook papà Fabrizio – deceduto a 11 anni, 10 mesi, 28 giorni e due ore. Guardatelo negli occhi e ripetete “fuori luogo” pensando ai vostri cari. Se ancora vi viene da dirlo, se ne siete convinti, porgo i miei migliori auguri. Poiché ci sarà una giustizia divina, a cui neppure lor Signori potranno sottrarsi».
A dare maggiore peso alle parole di un genitore sconvolto dal dolore è stato nella giornata di giovedì il Corriere della Sera, il quotidiano d’informazione più autorevole, che così è nuovamente ritornato sulla tristissima vicenda del forno crematorio cittadino.
Come riportato nel servizio, Fabrizio Demaria è un infermiere di 50 anni e il suo Gabriele è morto a ottobre di due anni fa per complicazioni cliniche in seguito a un’infezione. Lui e sua moglie Monica – vita, lavoro e un’altra figlia sedicenne a Vigliano – affidarono il corpo al Tempio crematorio di Biella. Ed è per quello scandalo che l’altro giorno, appunto, il gip di Biella ha concesso il patteggiamento, a pene fino a un massimo di due anni, per 9 degli 11 imputati dell’inchiesta (altri due sosterranno presto l’udienza preliminare).
Nell’articolo di Giusi Fasano, sono riportate altre dichiarazioni del papà: «Si sono rivolti anche loro al Codacons ma per ora abbiamo deciso di non entrare nella causa» dice lui. «Quando ho letto cosa stava succedendo al Tempio ho provato molta rabbia, sono stato fra i primi ad andare dai carabinieri a informarmi. Entrare nel vortice giudiziario però è un passo difficile: vuol dire riaprire ferite importanti e sarebbe molto dura. A meno che non ci dimostrino il contrario per adesso abbiamo deciso che ci piace pensare che a Gabri non sia successo niente. È come in matematica: lo dai per assunto e vai avanti, e noi abbiamo bisogno di andare avanti. Ma l’altro giorno, comunque, mi sono sentito vicino a tutta quella gente riunita davanti al tribunale. Dire che il loro sit-in era fuori luogo, o che non doveva esserci, l’ho trovato offensivo per la memoria di chi non c’è più. Credo che sarebbe stato meglio tacere. Quelle persone erano lì per chiedere giustizia, tra l’altro con dignità e sentimento – dice Fabrizio – altro che fuori luogo…».

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