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BiellaCronaca

“Papà non ce l’ha fatta, ma non è morto solo. Vi saremo per sempre grati”

La bellissima lettera della figlia di Marco Monteferrario, idraulico cossatese morto nei giorni scorsi dopo aver accusato un malore mentre era in auto insieme alla moglie. La famiglia ringrazia pubblicamente i tre sconosciuti che si sono fermati a soccorrerlo e sono rimasti con lui fino all’ultimo

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papà morto

«Scrivo a questo giornale per raccontare una storia. Una storia vera. Perché è a questo che servono i giornali». Comincia così il messaggio con cui la famiglia di Marco Monteferrario, noto ex idraulico di Cossato morto nei giorni scorsi a 73 anni, chiede di rendere pubblica una vicenda che si è conclusa nel modo più doloroso, ma nella quale, accanto alla tragedia, c’è anche una storia di grandissima umanità.

Il malore di Marco Monteferrario mentre guidava

Era venerdì mattina, 2 ottobre. Monteferrario si trovava in auto con la moglie Maria Bosco lungo una strada di Romagnano Sesia quando ha iniziato a sentirsi male. È diventato pallido, si toccava il petto e non riusciva più a guidare. È comunque riuscito a fermare la macchina in un grande parcheggio, nei pressi della palestra “L’Incontro”.

La moglie, con invidiabile lucidità, ha immediatamente chiamato i soccorsi. In attesa dell’ambulanza (arrivata rapidamente), ma in quei momenti, con un arresto cardiaco in corso, ogni minuto diventava interminabile. Ed è proprio in quel frangente che sono entrate in scena tre persone sconosciute alla famiglia.

Tre sconosciuti che si trasformano in angeli nel momento più terribile

Davanti alla palestra è arrivato un furgoncino con tre persone a bordo, probabilmente addetti della struttura. Una di loro ha preso il telefono dalle mani tremanti di Maria, aiutandola a rimanere in linea con i soccorritori e fornendo indicazioni preziose sulla situazione. Un’altra ha iniziato a praticare il massaggio cardiaco, continuando con energia nel tentativo di tenere in vita l’uomo.
«Io abito distante. Ho vissuto quel momento con loro perché ero al telefono con mia madre, ma non ho potuto aiutarli fisicamente – racconta la figlia Monica, autrice della lettera insieme alla figlia Ylenia Nurra -. Ma in quel momento, per fortuna, c’è stato qualcuno che l’ha fatto».

Durante quei dieci interminabili minuti di attesa dell’ambulanza, Maria e Marco non sono rimasti soli.
Poi sono arrivati i soccorsi. Due ambulanze hanno raggiunto il parcheggio: una era stata chiamata per l’emergenza, l’altra è stata intercettata mentre era già in strada, richiamata dal suono ripetuto dei clacson e dai gesti concitati di chi si trovava sul posto. I sanitari e i medici hanno tentato di rianimare Monteferrario in ogni modo. Sul posto sono arrivate anche le pattuglie dei carabinieri, che hanno portato ulteriore sostegno in una situazione ormai disperata. Ma per il 73enne non c’è stato nulla da fare.

“Mio padre non ce l’ha fatta, ma non è morto solo”

«Mio padre purtroppo non ce l’ha fatta – scrive la figlia, aggiungendo poi una frase che racchiude il senso dell’intero appello -. Ma non se n’è andato da solo. Oltre a sua moglie, Maria Bosco, la compagna di una vita, con cui avrebbe tra solo un mese festeggiato 50 anni di matrimonio, ha ricevuto il supporto di tante persone che sono state lì per lui, anche se solo negli ultimi fatali minuti. Persone alle quali, se si riconoscessero in questo appello, vorremmo dire che saremo per sempre grati».

La gratitudine non è rivolta solo a «quelle tre persone che non conosco, capitate lì per caso», che hanno prestato prontamente «un sostegno prezioso, pratico e morale», ma anche ai soccorritori e ai medici sulle ambulanze che hanno tentato di rianimarlo «in ogni modo e con ogni mezzo possibile». E infine alle pattuglie dei carabinieri, «giunte subito sul posto, portando sostegno e conforto in una situazione disperata».

“Siete stati un appiglio mentre tutto intorno crollava, vi saremo per sempre grati”

«Mio padre era una brava persona. Siamo felici che abbia incontrato fino alla fine l’aiuto di altre brave persone, in modo che, pur nella disgrazia, non resti anche posto per il rimpianto del non tentato – conclude la donna esprimendo ancora la propria riconoscenza e il desiderio della madre di poter ringraziare telefonicamente i tre anonimi soccorritori -. Un gesto buono può cambiare una vita in ogni momento: rendere una giornata un po’ meno nera, rendere una dipartita un po’ più dolce, rendere il ricordo della morte di un caro un po’ meno amaro. Siete stati un piccolo ma saldo appiglio mentre tutto intorno crollava. Grazie a tutte le brave persone. Grazie per averci aiutato con tanta umanità nel momento di massimo bisogno. Grazie per averci dimostrato che, nonostante tutto, esiste ancora del bene nel mondo».

Per essere messe in contatto con la famiglia del 73enne, le tre persone che hanno soccorso il signor Monteferrario possono rivolgersi alla nostra redazione (015-32.383 oppure laprovinciadibiella@gmail.com).

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