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Non cremate anche la giustizia

«Se tutti gli indagati patteggiassero, sarebbe uno schifo Un’ulteriore profanazione, altro che “riposa in pace”»

Non cremate anche la giustizia

«Se tutti gli indagati patteggiassero, sarebbe uno schifo
Un’ulteriore profanazione, altro che “riposa in pace”»

«Sono parecchio in ansia per quello che sta venendo fuori. Trovo vergognosa l’idea che possano patteggiare e ottenere riduzioni di pena o vantaggi di qualche genere».
Sono le parole di Marina B., una delle tante biellesi che attendono di conoscere l’epilogo dello scandalo del tempio crematorio.
Le notizie degli ultimi giorni, in particolare quella della richiesta di patteggiamento da parte di tutti gli undici indagati, sono state accolte con indignazione e preoccupazione dalle persone che si sono sentite toccate direttamente dall’inchiesta sulla So.Cre.Bi..
Marina B. è una di queste, una delle 500 che si sono rivolte al Codacons. Ha perso il papà nel 2017.
«E’ mancato due anni fa – racconta -. È stato un dolore immenso, che ancora non ho superato. Non si è mai pronti a questi distacchi. Non sapere con esattezza cosa sia successo al suo corpo durante la cremazione è devastante, rispolvera un dolore che cerchi di seppellire e che invece riemerge ogni due per tre».
Alla luce di questo stato d’animo, l’ipotesi di un patteggiamento di tutti gli indagati – al momento, appunto, ancora una semplice ipotesi: prima dovrebbe essere accolta dalla Procura e successivamente ratificata dal Gip – non la fa sentire meglio: «Sono stati documentati smaltimenti di resti umani, cremazioni multiple o sommarie e altre scorrettezze – spiega -. Ora dovrebbe chiudersi tutto a tarallucci e vino? Amici come prima? L’idea che chi ha sbagliato possa non pagare ci fa arrabbiare. Queste persone si sono macchiate di un reato meschino per lucrare e guadagnare di più. È questo che fa rabbia. Non è giusto nei confronti dei familiari che si sono fidati di loro e non è giusto nei confronti di quelle persone care che sono state ingiustamente oltraggiate. Ci sono le confessioni e inoltre non mi pare di aver mai colto un segnale di pentimento. Come si fa a perdonare? Non trovo giusto che si concedano attenuanti o vantaggi a persone che sapevano perfettamente cosa stavano facendo».
C’è un altro aspetto che a Marina preme sottolineare, quello del futuro del tempio crematorio.
«Se si riducono le pene, si depenalizza, si alleggeriscono posizioni… – ipotizza – va a finire che non ci sono più nemmeno i presupposti per rescindere il contratto con il Comune. A quel punto è probabile che il servizio continui ad essere affidato alle stesse persone. Come faremmo a fidarci? Almeno che affrontino un processo, il risarcimento è davvero un aspetto secondario. Devono pagare per ciò che hanno fatto e soprattutto deve essergli tolta la gestione del tempio. Un servizio così delicato dovrebbe essere gestito dal pubblico, non diventare un’occasione di guadagno per imprese private».
Poi ci sono tante altre domande ancora senza risposta: «Perché il comune non ha vigilato? Perché chi smaltiva i rifiuti fingeva di non vedere? Capisco che siano coinvolte tante persone e magari anche qualcuno di influente, ma non sarebbe giusto minimizzare tutto e risolverla alla buona. Sarebbe un’ulteriore profanazione dopo la profanazione. Altro che “riposa in pace”».

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