Cronaca
Morte della piccola Perla: «La mamma era incapace di intendere e volere»
Si attende la perizia sulla sua eventuale pericolosità sociale
Morte della piccola Perla: «La mamma era incapace di intendere e volere». Adesso si attende l’ultimo passaggio: la perizia sulla sua eventuale pericolosità sociale.
Morte della piccola Perla: «La mamma era incapace di intendere e volere»
Dal dicembre 2025 Carola Finatti, 36 anni, vive in libertà vigilata in una comunità terapeutica della Valle d’Aosta. Con l’obbligo di residenza dopo i lunghi mesi passati nel repartino psichiatrico dell’ospedale torinese delle Molinette.
Il suo nome è legato al tragico fatto di cronaca del 22 novembre 2024 quando la sua bambina, Perla, di soli 10 mesi, fu trovata priva di vita nel bagno di casa. Adesso la Procura di Ivrea ha chiuso le indagini sul dramma che ha sconvolto tutta Nole e l’Italia intera.
Al termine delle perizie psichiatriche per accertare le condizioni mentali della donna al momento della tragedia non ci sarebbero dubbi. Carola era completamente incapace di intendere e di volere. Annientata dalla depressione post partum grave. Adesso si attende l’ultimo passaggio: la perizia sulla sua eventuale pericolosità sociale. Wilmer Perga, il suo avvocato difensore, è prudente: «L’équipe che ha Carola in cura non consente di rilasciare dichiarazioni che potrebbero influire sulla terapia». Poi ci sarà il rinvio a giudizio, probabilmente in un’unica udienza.
La tragedia
Venerdì 22 novembre Carola viene trovata dal marito Antonio Parrinello, rientrato dal lavoro per la pausa pranzo, nel bagno, ferita al collo e con un coltello da cucina accanto. Nella vasca c’era Perla, ormai esanime. L’uomo chiama subito i soccorsi e al telefono con il 118 tenta disperatamente di rianimare la piccola, ma non c’ è più nulla da fare.
Carola viene ricoverata alle Molinette di Torino, sorvegliata a vista dalle forze dell’ordine, dopo il tentativo di suicidio. Operata per ridurre il taglio alla gola, la prognosi è riservata. Il marito ha confidato in lacrime ai carabinieri: «Stiamo insieme da diciott’anni, abbiamo voluto tantissimo Perla». Per i militari non ci sono dubbi: Carola avrebbe annegato sua figlia per poi tentare di uccidersi. L’uomo, tornato dal lavoro all’ora di pranzo, ha trovato tutte le porte chiuse tranne una finestra da cui è riuscito a entrare. In bagno si è trovato di fronte allatragica scena.
La donna appariva assente, a un punto di non ritorno. Dal racconto del marito è emerso che Carola aveva appuntamento, proprio nel pomeriggio della tragedia, con uno psicologo. Aveva manifestato problemi fin dai primi mesi dopo la nascita della figlia edo era seguita da uno specialista. In casa i carabinieri hanno trovato numerosi bigliettini scritti dalla donna: «Non ce la faccio più… Non riesco a tenerla… Non riesco a crescerla».
Adesso si attende il giudizio definitivo dell’équipe di esperti: Carola è ancora socialmente pericolosa?
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