Seguici su

CronacaValli Mosso e Sessera

Addio a Marino, l’uomo che trasformò una panchina nel cuore del paese

Una panchina, un’edicola e una vita intera dedicata agli altri. Campore ha salutato Antonio “Marino” Marampon, uomo diventato negli anni un punto di riferimento per tante generazioni

Pubblicato

il

Marino

Da circa due settimane quella panchina verde, sotto i portici del condominio di viale Mongilardi a Campore, si sente un po’ orfana. Antonio Marampon (per tutti Marino) l’ha salutata per sempre. E dire che era stato proprio lui a strapparla dalle acque dello Strona, dove qualche vandalo l’aveva gettata. Per lui e per altri abitanti di Campore era un simbolo, una sorta di “agorà” in cui scambiare opinioni, parlare di sport, leggere il giornale, talvolta giocare a carte. Lo ha ricordato anche Alberto Scarangella in una bellissima lettera che don Mario Foglia Parrucin ha letto prima di dare inizio al rito funebre.

La panchina che era diventata il suo piccolo salottino

La storia di Antonio “Marino” Marampon

Classe 1931, Marino era nato a Baone, in provincia di Padova. A 18 anni si trasferì nel Biellese e si fermò a Valle Mosso. Era sarto e, dopo un periodo di lavoro dipendente, aprì una propria sartoria. Sposò Carmen, che gestiva l’edicola-tabaccheria a Campore.

Negli anni Settanta la diffusione dell’abbigliamento confezionato a basso costo mise in crisi l’artigianato e Marino, già padre, scelse di entrare come operaio alla Zignone. La sua giornata, però, iniziava molto prima della fabbrica: ogni mattina apriva l’edicola, mentre al termine del turno tornava sulla sua panchina, poco distante dal negozio, dove intratteneva amici e conoscenti con i suoi aneddoti.

“La vostra edicola era un punto d’incontro, di dialogo e di condivisione”

Marino nel giorno del novantesimo compleanno con i nipoti Carolina, Davide e Riccardo

«In ogni paese ci sono persone che diventano parte della storia di un’intera comunità» ha letto il parroco lunedì mattina nella chiesa di Falcero. «Bastano un sorriso, una parola gentile, la capacità di ascoltare per lasciare un segno nel cuore di tante persone. Così anche tu, Marino, per molti anni, insieme a Carmen, Claudio e Laura, hai accolto generazioni di cittadini nella vostra edicola, che non era soltanto un luogo dove acquistare un giornale, ma un punto d’incontro, di dialogo e di condivisione».

La panchina, il luogo del conforto e del racconto

Con la morte della moglie, la solitudine ha fatto posto alla malinconia. E ancora quella panchina è diventata il luogo del conforto e del racconto, parlando con gli amici e osservando il via-vai quotidiano.

Non sono mai venute meno la giovialità e la disponibilità verso il prossimo, qualità che hanno tracciato un solco profondo nel figlio Claudio, già sindaco del paese e poi assessore provinciale, e nella figlia Laura, insegnante nelle scuole di Valle e ora a Biella.

Sulla bara solo garofani rossi

Sulla sua bara, nella chiesa di Falcero, solo dei garofani rossi. Ne ricevette un mazzo tanti anni fa per il suo compleanno, il primo regalo di compleanno della sua vita. Da allora rimase legato a questo fiore e, più in generale, ai fiori rossi, in particolare alle rose, che egli stesso coltivava. Una è con lui per sempre.
Naturalmente rossa.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *