BiellaPensieri e parole
Quando il vuoto è occupato dal branco
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
La rissa della settimana scorsa in piazza Duomo a Biella non è soltanto un fatto di cronaca; nel Biellese sono sempre più manifesti i segnali di un disagio e di una violenza che sono diventati un’identità e perfino motivo di vanto.
I giovani hanno sempre litigato, qualche decennio fa c’erano le rivalità tra paesi. Ora però il bisogno di filmarsi e di esibirsi ha amplificato la forza del branco, che diventa per molti giovani una protezione e un punto di riferimento.
Umberto Galimberti gia vent’anni parlava di analfabetismo emotivo: “manca un’educazione dei sentimenti attraverso la narrazione e la letteratura; i giovani faticano a dare un nome alla propria sofferenza e a gestirla”.
In più oggi l’80% di loro si informa tramite i social, è in preda agli algoritmi e questo compromette la loro capacità critica.
Per molti si aggiunge il vuoto di una famiglia, che spesso non esercita il proprio ruolo educativo e quello di una scuola, che non può sostituirla se non le si danno i mezzi per essere sempre più un luogo di formazione, capace di trasmettere non soltanto nozioni, ma anche valori e regole.
L’assenza di riferimenti fa confondere l’autorità con l’autoritarismo, la legge con la repressione. Così siamo arrivati a sdoganare l’assenza di limiti: tutto si può dire o fare.
I modelli di riferimento sono sempre più spesso una serie di “cantanti” che esaltano violenza, sopraffazione, disprezzo delle donne, illegalità e ostentazione.
Colpisce vedere manifestazioni di solidarietà nei confronti di personaggi che continuano a commettere reati, (vedi l’arresto del rapper milanese) quasi che l’arresto diventi una medaglia e non la conseguenza delle proprie azioni.
Su questo terreno cresce inevitabilmente il senso di impunità. Forse dovremmo anche chiederci con che cosa abbiamo sostituito quelle istituzioni, servizio militare compreso, nelle quali almeno alcuni giovani incontravano disciplina, regole e un’idea di responsabilità collettiva. Un servizio civile serio potrebbe essere una risposta.
Va protetta quella maggioranza di persone che non vuole essere violenta e bisogna intervenire. Perché quando famiglia, scuola e società rinunciano a trasmettere limiti, ideali e responsabilità, qualcun altro occupa quel vuoto. E troppo spesso, oggi, a occuparlo è il branco.
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