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«Non lasciate morire il quartiere San Paolo»

L’appello di alcuni commercianti, che parlano dei problemi: «A un passo dal centro ma sempre
tagliato fuori dagli eventi, poco illuminato e con un incrocio maledetto…». E poi c’è lo spaccio

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«Non lasciate morire il quartiere San Paolo»

Zone poco illuminate di notte, aree in cui si spaccia alla luce del giorno, pochissimi eventi e manifestazioni. Sono alcune delle criticità di un quartiere, quello di San Paolo, che non solo è il più popoloso di Biella, ma che per anni è stato anche considerato uno dei “salotti buoni” della città. Non che oggi sia diventato il Bronx, sgombriamo subito il campo da equivoci, esagerazioni e fraintendimenti, però parlando con chi ci vive e lavora emerge un lento e preoccupante declino, che si nota proprio a partire dalle cosiddette “piccole cose”.

Sono diversi i problemi segnalati da alcuni commercianti della zona, intervistati insieme a Gregorio Animali, membro del consiglio di quartiere, durante una passeggiata per le vie del rione.
«Purtroppo questo è un quartiere che sta morendo – esordisce senza tanti giri di parole Jacopo Cagna, titolare del Mariposa Ristobar di via Piave -, viene sempre tagliato fuori da qualsiasi manifestazione. Sono qui da cinque anni e non ho ancora visto una volta organizzare qualcosa nei paraggi. È un quartiere povero di eventi. Ci vive gente molto anziana e di sera non è più tranquillo come una volta, perché girano personaggi poco raccomandabili, anche giovanissime. La scorsa settimana un ragazzino ha lanciato un petardo nel giardinetto in cui la mia collega tiene il cane, lei l’ha rincorso con la scopa… Ci sono questi gruppetti che girano e fanno “macello”, ma ormai non si chiamano più nemmeno i carabinieri perché cosa vuoi che gli dicano? Non sono reati, sono tutte piccole cose che nascono dal fatto che dalle 18 in poi in giro non c’è anima viva…».

Piccole cose che si sommano ad altre piccole cose, come la situazione dell’illuminazione: «È da oltre un anno e mezzo che chiedo perché non abbiamo più le luci dalla rotonda di via Torino all’incrocio tra via Piave e via Trieste – aggiunge il commerciante -, qui quando cala il sole siamo completamente al buio. E non è un bene dato che proprio in quel punto c’è almeno un incidente alla settimana… Anche questo lo segnaliamo da non so quanto tempo. Tra le auto parcheggiate e la segnaletica insufficiente e poco visibile, ci sono incidenti di continuo. Non so cosa aspettino a mettere dei dossi o a pensare a qualche soluzione per risolvere il problema, forse bisogna attendere che ci scappi il morto».
Però il tasto forse più dolente è la scarsa attenzione percepita sul fronte eventi e manifestazioni: «Faccio un esempio che rende l’idea: perfino in occasione dell’Adunata, tutta questa zona è stata completamente tagliata fuori, qui erano tutti incazzati… Siamo attaccati al centro eppure da via La Marmora in giù non si fa mai nulla. Non è una critica al Comune, anche perché pure prima di questa giunta la situazione era uguale, è un dato di fatto. Dispiace perché le tasse le paghiamo come gli altri, solo di spazzatura sono quasi 5mila euro all’anno… Capisco che certe cose sia meglio farle in piazza Martiri, però magari qualche iniziativa ogni tanto la si potrebbe organizzare pure qui. Meno male che fa qualcosa la parrocchia, altrimenti non ci sarebbe niente».
Infine il capitolo sicurezza: «Diciamo che questa è una zona in cui la sera, se devi girare a piedi, non sei tranquillo – conclude Cagna -, soprattutto nei tratti di via Trieste e via Trento che vanno verso viale Roma. Per non parlare del parcheggio qua dietro, in via Trieste, dove c’è un giro di spaccio indecente».
«Qualche passaggio in più delle forze dell’ordine male non farebbe – aggiunge Andrea, titolare della tabaccheria di via Trieste, che proprio pochi giorni fa ha subito un tentativo di furto di sigarette dalla macchinetta -. Non è bello che spaccino lì, con i nonnini e le nonnine che vanno a spasso…».
Per lui la situazione è andata gradualmente peggiorando negli ultimi anni: «Sono qui dal 2013 – spiega – e in generale la sensazione è che la sera si abbia un po’ più paura ad andare in giro a piedi. Non si va più nel parco vicino alla stazione, in quello di via Friuli hanno aggredito due anziani… Tredici anni fa, quando ho iniziato, andavo spesso a passeggiare ai giardini in pausa pranzo ed era un mezzo paradiso».

A confermare la presenza dei di consumatori di stupefacenti e piccoli pusher in via Trieste è anche Raffaello Cangiano, proprietario dell’alimentari Alchechengi, situato proprio di fronte a una delle zone “incriminate”: «Diciamo che ho la “vista spaccio” – commenta a questo proposito con ironia, indicando il parcheggio -. Vendono droga anche di giorno, giù nella scaletta, al riparo dagli sguardi dei passanti. Va detto che “casini” in giro non ne fanno. La polizia ogni tot passa, ma cambia poco».
Anche secondo lui una maggiore illuminazione aiuterebbe: «Qui ci sono due lampioni, adesso funzionano di nuovo dopo essere rimasti spenti per qualche mese, ma è buio comunque. Magari se si illuminasse un po’ di più là sopra, disincentiverebbe gli spacciatori… Io sono qui da 25 anni e una volta il fenomeno qui non esisteva. Finché ci sono stati i poliziotti di quartiere che giravano a piedi, il problema non c’ è mai stato».

Però lo stesso Cangiano sottolinea che non si tratta comunque di una “emergenza sicurezza”. Anche per lui l’aspetto più preoccupante è quello delle iniziative: «Non viene mai organizzato nulla – spiega -. Avere qualche evento in più aiuterebbe a ridare vita al quartiere, a riportare un po’ di movimento. Non dico chissà cosa, magari anche solo un concerto ogni tanto, qualcosa… Qui c’è vita la sera solo nei giorni del Reload».
E infine torna puntuale la questione incrocio: «L’altra mattina c’è stato l’ennesimo incidente. Io li vedo gli automobilisti, tirano diritto, non capiscono di dover dare la precedenza… Il più delle volte va bene solo perché dall’altra parte non arriva nessuno. Credo che i dossi siano l’unica soluzione».

«Ricordiamo – commenta Gregorio Animali alla fine della “passeggiata”, riassumendo alcuni dei concetti emersi – quando le strade del quartiere erano il cuore dello shopping e vivere a San Paolo significava sentirsi in centro. Oggi non è più così, e si è fatto troppo poco per invertire la rotta. Non servono interventi straordinari, ma azioni concrete: più illuminazione, decoro e pulizia, luminarie diffuse oltre Piazza Adua, un educatore di strada per i giovani e maggiore controllo del territorio. Con una comunità coinvolta possiamo non solo preservare, ma migliorare San Paolo».

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