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Secchiello e paletta

Gli sbiellati, la rubrica di Lele Ghisio

Premessa. Aggiungo il mio commento a quelli già espressi, quindi preparatevi ad annoiarvi. Oppure no. Intanto, premetto che ciò che scriverò più avanti sarà scevro da ogni pulsione politico/elettorale.

Svolgimento. Questi tempi che ci tocca di vivere, vengono spesso definiti genericamente come “società dell’immagine”, con tutti gli accessori verbali possibili significanti la vacuità a cui ci tocca o d’assistere o d’esserne protagonisti. In genere io mi limito ad assistere, e spesso mio malgrado. Ma certe immagini mi riempiono gli occhi più di altre, per svariate ragioni e lascio “immaginare” a chi legge quali possano essere. In questo caso no, non sono quelle che avete immaginato. A impressionarmi – dannazione, non riesco a uscire dal loop fotografico! – sono state le fotografie di un paio di assessorini nostrani, finti giovani sorridenti che posano, con invidiabile sprezzo del ridicolo, dotati di paletta e ruspetta nell’atto dimostrativo di demolire un pericolosissimo cordolo che minaccia la città. Hanno vinto la loro battaglia e glielo si legge in faccia, e mi pare pure giusto che ogni tanto si sdrammatizzi l’attività amministrativa, che dev’essere parecchio pesante se trovano il tempo di giocare.
Ma almeno il coraggio d’andare fino in fondo avrebbero potuto cercarlo, e trovarlo magari presentandosi in calzoncini corti, canottierina a righe contro l’insolazione e berrettino con visiera. E con il secchiello, grande assente in queste foto ricordo. Qualcuno obietterà che il risultato che desideravano ottenere in termini di visibilità l’hanno così ottenuto, ma in questo caso temo di tifare per l’Uomo invisibile, invidiandolo per la sua possibilità di fare cazzate senza essere visto. A scrivere queste righe mi ha spinto però un sottile moto di gratitudine: per aver evocato scene d’infanzia, di quando me la passavo beatamente sul bagnasciuga con quegli attrezzi a misura di bimbo qual ero. E ho avuto, adesso, da adulto qual presumo d’essere, un’idea grandiosa per far buon uso delle piste ciclabili che, a detta di uno dei due o forse di tutti e due, in città non usa nessuno. Perché, invece di eliminarle, non assecondiamo un sogno d’infanzia e le trasformiamo in gigantesche piste da biglie (quelle con le figurine dei ciclisti, per intenderci) e questo cordolo, invece di eliminarlo fisicamente, non lo alziamo in prossimità delle curve per farci delle paraboliche da sballo? E poi sì, che a ragione ci facciamo le foto con il secchiello la paletta e la ruspetta.

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