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«Poca preparazione sulla cannabis medicinale»

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COSSATO – Quando il dolore è così intenso da rendere le giornate una sofferenza e da togliere il sonno la notte, intervenire è necessario, ma non sempre le regolamentazioni sanitarie agevolano. Ne sa qualcosa Piera Masuero, 60 anni, di Cossato, affetta da sensibilità chimica multipla e da fibromialgia, sindrome che si manifesta, fra i tanti sintomi, con forti dolori.

“Nonostante assumessi già terapie antidolorifiche, continuavo a soffrire e trascorrevo giornate fra letto e divano – spiega -. È stato allora, su indicazione del reumatologo, che ho intrapreso il percorso con la cannabis medicinale, seguita dall’Asl. Dopo un primo periodo in cui è stato problematico l’approvvigionamento, sono stata meglio. Io però non conoscevo la sostanza se non come ‘droga’, e mi faceva un po’ paura”.

Masuero si è poi rivolta per approfondimenti anche al Comitato pazienti cannabis medica, di cui ora è referente per il Piemonte. “Con l’emergenza sanitaria è stata attivata la prescrizione tramite farmacia ospedaliera, in cui il medico l’assegna anche non in presenza (per chi usa un dosaggio equilibrato), una soluzione che agevola e che andrebbe mantenuta. Il fatto è che andiamo avanti così da più di un anno e sarebbe tempo di verificare le condizioni dei pazienti, magari tramite questionario. Poi c’è un altro problema: non esiste la ricetta elettronica per i piani terapeutici cannabis”.

L’altra criticità a cui Masuero rivolge l’attenzione è la preparazione del personale sanitario. “L’argomento è vasto, ma siccome la terapia con i cannabinoidi dà benefici in tante patologie, merita pensarci. Accade ad esempio che in alcuni ospedali, durante un ricovero, il personale del reparto non sappia come muoversi; la cannabis terapeutica è una sostanza stupefacente e non la somministra, ma la terapia non si dovrebbe interrompere”.

Altra questione riguarda la fornitura, la cui produzione, a seconda delle varietà, non sarebbe sufficiente a soddisfare le richieste. “È il motivo che spinge a chiedere la legalizzazione della produzione, altro frangente su cui manca cultura. La cannabis terapeutica e lo ‘spinello’, infatti, non sono la stessa cosa. La necessità riguarda l’incremento della coltivazione a livello statale. In ambito regionale si stanno attivando, anche in Piemonte. Servirebbe un protocollo nazionale che faccia chiarezza”.

All’Asl di Biella la dottoressa Manuela Mazza ha elaborato una ricerca sulla fibromialgia trattata con cannabis, pubblicata sulla rivista americana ‘Journal of cannabis research’. “È stato uno studio prezioso che auspico incoraggi altri medici a proseguire. Intanto – conclude – sono a disposizione, raccolgo segnalazioni e le inoltro al comitato. Da quando seguo la terapia, ho sospeso cinque pastiglie al giorno, ho meno dolori e non mi sveglio più di notte per il male”.

Anna Arietti

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