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Pazienti con insufficienza renale acuta e shock settico

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I risultati di una ricerca condotta esaminando i dati dei trattamenti eseguiti nel corso del 2016

Uno studio firmato ASL BI è stato presentato ieri a Vienna dai rianimatori dell’ASL BI Marco Tengattini e Federico Prato, in occasione dell’Esicm Congress, il convegno annuale promosso dalla società europea di terapia intensiva.
Si tratta di una ricerca condotta in sinergia dalle strutture di nefrologia, diretta dal dott. Mauro Berto, e anestesia e rianimazione dell’ASL BI, guidata dal dott. Claudia Pissaia, sull’uso dell’oxiris, un innovativo filtro che serve a depurare il sangue dalle molecole dannose che sono prodotte in corso dello shock settico.

L’obiettivo è quello di valutare l’utilizzo di tale filtro durante la terapia sostitutiva renale praticata in terapia intensiva. Un trattamento che equivale a una dialisi più lenta e continua, praticata in malati fortemente instabili. La novità risiede nel tipo di filtro utilizzato dalle spiccate capacità immunomodulanti. Sono stati raccolti i dati dei trattamenti eseguiti a Biella nel corso del 2016 in collaborazione con il reparto di Nefrologia. È stata dimostrata l’efficacia del filtro nel ridurre gli indici di infiammazione del paziente e nel favorire una migliore stabilità, dimezzando notevolmente la mortalità dei pazienti con shock settico.

In Europa sono pochi i Centri, anche universitari, che eseguono questa tipologia di trattamento in  numero così elevato.

I risultati di una ricerca condotta esaminando i dati dei trattamenti eseguiti nel corso del 2016

Uno studio firmato ASL BI è stato presentato ieri a Vienna dai rianimatori dell’ASL BI Marco Tengattini e Federico Prato, in occasione dell’Esicm Congress, il convegno annuale promosso dalla società europea di terapia intensiva.
Si tratta di una ricerca condotta in sinergia dalle strutture di nefrologia, diretta dal dott. Mauro Berto, e anestesia e rianimazione dell’ASL BI, guidata dal dott. Claudia Pissaia, sull’uso dell’oxiris, un innovativo filtro che serve a depurare il sangue dalle molecole dannose che sono prodotte in corso dello shock settico.

L’obiettivo è quello di valutare l’utilizzo di tale filtro durante la terapia sostitutiva renale praticata in terapia intensiva. Un trattamento che equivale a una dialisi più lenta e continua, praticata in malati fortemente instabili. La novità risiede nel tipo di filtro utilizzato dalle spiccate capacità immunomodulanti. Sono stati raccolti i dati dei trattamenti eseguiti a Biella nel corso del 2016 in collaborazione con il reparto di Nefrologia. È stata dimostrata l’efficacia del filtro nel ridurre gli indici di infiammazione del paziente e nel favorire una migliore stabilità, dimezzando notevolmente la mortalità dei pazienti con shock settico.

In Europa sono pochi i Centri, anche universitari, che eseguono questa tipologia di trattamento in  numero così elevato.

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