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«Non vogliamo far chiudere la pasticceria ma anche i nostri diritti devono essere tutelati»

BIELLA -Un braccio di ferro che dura da molti mesi. Da una parte i residenti di via Cavour 3 e dall’altro i titolari e i frequentatori della panetteria e pasticceria “Borgo Antico”, il locale aperto giorno e notte che sforna focaccia e dolci. Uno scontro fatto di carte bollate e di richieste d’intervento alle varie massime autorità cittadine e locali: dal sindaco Claudio Corradino, al Prefetto passando per i Carabinieri. Motivo della disputa, ovviamente, i rumori che il popolo della notte e delle prime luci dell’alba provoca nella zona, oltre a una certa dose di sporcizia che inevitabilmente viene associata ai frequentatori del locale. Un livello di rumore e di degrado ritenuto troppo alto dai condomini che vivono sopra il locale, aperto da circa un anno, e salutato con un certo favore da parte dei biellesi (anche perché unico in città ad avere una licenza di questo tipo). Nei giorni scorsi i residenti hanno addirittura presentato ufficialmente il problema alla città, attraverso una conferenza stampa aperta durante la quale hanno quindi messo la faccia rispetto alla vicenda che vivono tutti i giorni e le notti (soprattutto)

Tra le diverse persone che si sono esposte pubblicamente, anche l’apprezzato e stimato ex Questore della città di Biella, Giuseppe Poma, che ha detto tra le altre cose: «Non vogliamo certo far chiudere il locale, anche perché consapevoli che ci lavorano delle persone. Aspiriamo piuttosto a una soluzione di buon senso, che accontenti tutti. I lavoratori, i frequentatori e noi residenti. Abbiamo il diritto di riposare e di dormire». E ancora, ha aggiunto l’ex numero uno della Polizia di Stato a Biella: «La situazione presenta un evidente quadro d’inquinamento acustico, con disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone… Tutto previsto dall’articolo 659 del codice penale».

Finora però le proteste, le lamentele e altre forme di sollecitazione da parte dei residenti non hanno sortito alcun effetto concreto. I problemi infatti erano iniziati subito dopo l’apertura del locale, circa un anno fa, con richieste d’intervento anche dell’Arpa, una raccolta firme e la mediazione da parte dell’amministratore condominiale. Tutto inutile. Poi è arrivata la pandemia legata al “Covid-19” e la grana è rimasta sospesa per qualche tempo, per ovvie ragioni: circolazione delle persone sospesa e locali chiusi. Con la ripresa degli spostamenti e della possibilità di frequentare i locali pubblici, rumori e incomprensioni sono invece riemerse subito. E di conseguenza le proteste. «Spesso ci sono maleducati che utilizzano i nostri cortili come se fossero dei bagni pubblici a cielo all’aperto» si sono lamentati, l’altro giorno, i residenti, puntando il dito contro una situazione che li sta esasperando. L’ultima puntata della vicenda è un documento di richiesta d’intervento, tramite un legale, presentata al primo cittadino, al Prefetto, al Questore e al Comandante della Polizia municipale.
La storia, c’è da scommetterci, continua.
Paolo La Bua

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