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Nomine Asl, la prepotenza della politica

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BIELLA – Dunque l’Asl di Biella ha un nuovo direttore generale. Il precedente commissario è stato sbrigativamente liquidato, dopo soli otto mesi dall’inizio del suo mandato, nonostante abbia a giudizio unanime lavorato bene ed affrontato con giusta determinazione la fase complicatissima dei primi mesi di pandemia. Ciò che indigna in questa operazione, per altro non dissimile da molte (troppe) altre avvenute in passato, non è la figura del nuovo direttore generale, sulla cui professionalità non possiamo nutrire dubbi, ma il metodo.
Un metodo fatto solo ed esclusivamente di spartizioni di poltrone, di occupazione di spazi ed incarichi in chiave esclusivamente politica, di prepotenza e protervia che vanno oltre i principi fondamentali di un’auspicabile continuità, in barba alle legittime attese di una comunità che guarda al sistema sanitario con speranza e, nonostante tutto, con fiducia. Importa poco che si sia trattato, come qualcuno ha scritto, di un “pasticcio della Lega” e non deve fingere stupore il Pd che in passato di questi giochini è stato allo stesso modo regista e protagonista.

Il vero problema è che ad ogni cambio di bandiera a livello regionale, si sente la necessità di rimuovere dai loro incarichi i vertici designati dalle amministrazioni uscenti per sostituirli con quelli dei nuovi vincitori. Una pratica che non tiene conto della meritocrazia, della professionalità, della competenza e dell’impegno di nessuno, ma che ha quale obiettivo unico quello dell’occupazione di incarichi e poltrone nella scacchiera perversa del potere politico. La provincia di Biella è anagraficamente la più anziana del Piemonte e anche per questo merita un sistema sanitario (e non solo) attendibile, che abbia nella continuità e nelle garanzie che da questa possono scaturirne, uno dei presupposti più importanti. E’ invece spesso il rifugio-parcheggio per prefetti in prossimità di pensionamento, dirigenti amministrativi in odor di punizione, figure svogliate a fine carriera. Per non dire dei reiterati tentativi (e torniamo in ambito sanitario) di “tagliare” servizi importanti quali, alcuni anni or sono, l’emodinamica in Cardiologia, oppure i posti letto di un ospedale che avrebbe dovuto averne 800 e se ne è ritrovati la metà. Naturalmente, ribadisco, non abbiamo ragione di dubitare dell’impegno e della professionalità del nuovo direttore generale, ma non possiamo nasconderci che la sua nomina è giunta quando cominciavamo a sperare che ai vertici della sanità si guardasse pensando più alle esigenze del territorio che non ai soliti squallidi giochini di partito. Non è andata così e ciò sta ad indicarci che la strada da percorrere è ancora lunga ed impervia.

Giorgio Pezzana

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