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Nel Biellese assunzioni in calo sia di italiani che di stranieri

Le 10.400 assunzioni pongono la provincia all’ultimo posto dietro a Vercelli (11.790),

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Firmato il rinnovo del contratto dei tessili

Rispetto alle altre province piemontesi e nazionali, le assunzioni di lavoratori stranieri nel Biellese sono poche Se la media regionale è del 24,4 per cento, ovvero un lavoratore su cinque nella nostra provincia il dato scende a 14,2 per cento – il dato più basso – con 1.480 stranieri assunti su un totale di 10.400. Il vero problema è però non tanto la nazionalità ma la crisi che attanaglia il territorio tanto che le 10.400 assunzioni pongono la provincia all’ultimo posto dietro a Vercelli (11.790), Asti (12.710) e Verbano-Cusio-Ossola (12.950).

Il lavoro straniero è ormai una componente strutturale dell’economia italiana e, soprattutto, del Nord produttivo. Gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2025, lo certificano con una chiarezza difficilmente contestabile: le imprese hanno programmato quasi un milione e 360 mila assunzioni di lavoratori immigrati, pari al 23% del totale. Significa che un neoassunto su quattro non è italiano. E il Piemonte si colloca pienamente dentro questa trasformazione, con oltre 81 mila ingressi previsti e un’incidenza del 24,4%, leggermente superiore alla media nazionale. Non si tratta di un picco congiunturale, ma del risultato di una crescita continua che, dal 2017, ha portato a un aumento degli ingressi del 139% a livello nazionale e a più che un raddoppio anche nella regione.
La fotografia scattata dalla onnipresente Cgia di Mestre restituisce un Paese che invecchia rapidamente, con sempre meno giovani disponibili e una domanda di manodopera che invece resta elevata. In questo squilibrio demografico si inserisce la presenza degli stranieri, ormai indispensabile in interi comparti produttivi. Agricoltura, edilizia, logistica, ristorazione, assistenza alla persona: sono settori nei quali, senza lavoratori immigrati, molte attività semplicemente non reggerebbero. Non è una sostituzione degli italiani, spiegano gli analisti, ma una copertura di posti che altrimenti resterebbero vacanti.
In questo quadro nazionale il Piemonte non fa eccezione, anzi. La regione segue il trend di crescita con una dinamica che negli ultimi anni ha assunto contorni strutturali. Nell’ultimo anno analizzato, il 2025, sono state programmate oltre 81 mila assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 24,4% degli ingressi complessivi nel mercato del lavoro regionale, una quota leggermente superiore alla media italiana.

Il dato diventa ancora più significativo se letto in prospettiva temporale: rispetto al 2017 gli ingressi sono più che raddoppiati, con un incremento del 106,5%. Segno che il ricorso alla manodopera straniera non è una scelta contingente, ma una necessità sempre più radicata nel tessuto economico piemontese.

I dati del Piemonte: Cuneo in testa, Biella fanalino
Anche l’occupazione complessiva conferma questa trasformazione. In Piemonte i lavoratori dipendenti extracomunitari superano quota 150 mila e rappresentano l’11,5% del totale regionale. Una percentuale inferiore a quella delle regioni leader del Nord, come Emilia-Romagna o Lombardia, ma comunque sufficiente a dimostrare quanto la presenza straniera sia ormai integrata nel sistema produttivo locale.

Le differenze interne alla regione raccontano molto delle trasformazioni economiche in corso. La provincia che mostra la maggiore incidenza di nuovi assunti stranieri è Cuneo, dove si arriva al 34% del totale. Un risultato coerente con la forte domanda proveniente dall’agroalimentare, dalla trasformazione industriale e dalla filiera agricola stagionale.

A seguire si collocano Asti e Alessandria, entrambe attorno o poco sotto la soglia del 30%, mentre Novara e Vercelli si mantengono su valori intermedi. Torino, pur concentrando il numero assoluto più alto di ingressi – oltre 34 mila – si ferma al 20,8%, restando sotto la media regionale percentuale. Un dato che riflette la maggiore diversificazione economica del capoluogo, dove il peso dei servizi avanzati attenua la dipendenza dalla manodopera straniera rispetto alle aree più produttive e agricole.

All’estremo opposto si colloca Biella, con un’incidenza del 14,2%, segnale delle difficoltà di un territorio industriale che da anni vive una transizione complessa.

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