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Negozi chiusi la domenica? L’idea piace ai biellesi
Il sondaggio parla chiaro: favorevole il 74 per cento dei votanti
Negozi chiusi la domenica? L’idea piace ai biellesi.
Negozi chiusi la domenica? L’idea piace ai biellesi
Centri commerciali chiusi la domenica o nel weekend?
Sembra uno scenario anacronistico o quantomeno complesso da realizzare in un mondo che viaggia sempre più verso la connessione online costante, personale o per fare acquisti. Eppure la prospettiva sembra piacere e molto, come conferma, nel Biellese, il nostro sondaggio lanciato su Instagram (vedi foto a fianco). A dare forza all’ipotesi ci sono pure personalità di peso del mondo della grande distribuzione, come Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop. «L’Italia nel 2026 sarà un Paese con una crescita poco significativa, vicina allo zero, con consumatori con una capacità di spesa compressa dalle spese obbligate» ha detto Dalle Rive, cui fanno capo 72 cooperative di consumatori con ricavi nel 2024 pari a 16,4 miliardi, oltre 57mila dipendenti in più di 2.200 supermercati scelti da 9 milioni di clienti ogni settimana.
«Come Coop stiamo facendo una riflessione che vorremmo condividere con il sistema della grande distribuzione: la chiusura dei supermercati la domenica per arrivare a un punto di caduta condiviso che potrebbe prevedere 6 giorni di apertura dei negozi» ha concluso.
«Ho seguito con attenzione il riaccendersi del dibattito – spiega l’assessore comunale di Biella, Anna Pisani -. Credo che il mondo sia cambiato e che difficilmente si possa tornare indietro, soprattutto alla luce del fatto che il commercio online non si ferma mai. E’ innegabile che un bar aperto e un negozio aperto, incentivino l’acquisto e i consumi. E’ anche vero, però, che in diversi paesi del Nord Europa, come ho constatato, la domenica i negozi rimangano chiusi al pubblico. Il tema della qualità della vita delle persone e dei lavoratori va quindi tenuto nella giusta considerazione. La soluzione non passa da noi, però siamo disponibili e aperti a qualsiasi confronto e dibattito sul tema, nell’interesse della collettività».
«Nel nostro territorio, come nel resto del Paese, c’è un dato che non possiamo ignorare: mentre si prometteva che la liberalizzazione degli orari avrebbe portato sviluppo e occupazione, la grande distribuzione ha invece attraversato una delle fasi più difficili della sua storia – spiega Alessandro De Stefano, sindacalista della Cisl -. Anche a Biella abbiamo visto punti vendita ridimensionarsi, cambiare proprietà o chiudere, con ricadute dirette su lavoratrici e lavoratori. È una contraddizione evidente, più apertura, più flessibilità, ma meno stabilità e meno qualità del lavoro. Per questo diciamo che il tema degli orari non va usato come slogan, ma affrontato con serietà. Servono regole che mettano al centro le persone per turnazioni sostenibili, meno domeniche obbligate e riconoscimenti economici veri per chi lavora nei festivi. Se non si passa dalle parole ai fatti, si continua solo a scaricare il peso della crisi su chi già paga il prezzo più alto, cioè i lavoratori e le lavoratrici della grande distribuzione del nostro territorio».
«Si aprono finalmente gli occhi sulla scarsa convenienza delle aperture selvagge introdotte dal Decreto Salva Italia – sostiene Stefano Martinotti, sindacalista della Cgil -. Ci voleva la previsione di un nuovo anno di consumi ancora più bassi che in quello appena concluso per approvare le stesse valutazioni che la Filcams Cgil sostiene da anni, da quando il Decreto Salva Italia ha sdoganato le aperture selvagge nel commercio, h24 e sette giorni su sette, che non si fermano nemmeno davanti alle più sacre feste comandate, come il Natale e il Capodanno. Le aperture domenicali e festive non comportano entrate significative nei supermercati, ma in compenso comportano cambiamenti importanti nella vita di lavoratrici e lavoratori, di segno marcatamente negativo. Sono state soprattutto le lavoratrici a fare le spese dei nuovi turni senza soste, che hanno peggiorato la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Di fronte alla proposta di chi vorrebbe chiudere i supermercati la domenica per tagliare i costi nella Grande distribuzione, riconoscendo dopo anni la scarsa rilevanza degli ingressi domenicali rapportati al costo del lavoro, la categoria ribadiamo quanto sia necessario agire in questo senso soprattutto per tutelare lavoratrici e lavoratori, sottoposti a un’organizzazione del lavoro inutilmente estenuante».
Paolo La Bua
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